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all'interno del modulo spaziale
Negli anni '60 gli americani cercarono di recuperare lo
svantaggio rispetto ai sovietici nella conquista dello spazio. In quegli anni di
guerra fredda anche queste gare e rivalità si caricavano di significati e
risvolti politici. Le imprese spaziali, in particolare, lasciavano intravedere possibili
applicazioni militari e tattiche molto importanti.
Il programma americano Apollo per lo sbarco dell'uomo sulla Luna ebbe
successo anche perché fu preceduto da programmi pilota di prova e
sperimentazioni. Tra questi spicca il programma Gemini avvenuto tra il 1965 e il
1966 che servì tra l'altro per metter a punto la partenza e l'atterraggio delle
navicelle.
La partenza avveniva tramite razzo che trasportava un modulo
spaziale, da questo punto di vista molto simile a quella che sarebbe stata
utilizzata di lì a poco nel programma Apollo.
Tra i tanti problemi da
sperimentare e da risolvere c'era poi quello, non da poco, dell'atterraggio. Mentre
oggi, grazie agli Space Shuttle è possibile un atterraggio morbido come quello
di un aeroplano, all'epoca la cosa non era possibile. Le navicelle spaziali
entravano nell'atmosfera in caduta libera e per l'attrito e la velocità
sviluppavano un calore che rischiava di disintegrarle o quantomeno di non
lasciare scampo agli astronauti. Il rientro veniva perciò rallentato con
alettoni, con enormi paracaduti e con un ammaraggio che evitava uno
schianto al suolo troppo violento.
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