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Josef Vissarionovic Dzugasvili (1879 - 1953), più noto con lo pseudonimo di Stalin
(uomo di acciaio) uomo politico sovietico. Nato a Gori, in Georgia, da una famiglia povera, grazie ad una borsa di studio
riuscì a frequentare un seminario ortodosso, da cui verrà però espulso
probabilmente a causa dell'attività politica per il Partito socialdemocratico
russo. Nel 1902 venne arrestato e deportato in Siberia con l'accusa di avere
organizzato delle agitazioni. Nel 1904 riuscì a fuggire e a tornare in Georgia
dove divenne un rivoluzionario e un membro di spicco del partito. Fino al 1913,
per agitazioni e rapine alle banche che servivano per finanziare il partito,
venne arrestato numerose volte ma sempre riuscì poi a fuggire. Si trasferì
a Pietroburgo nel Comitato Centrale del partito ma di lì a poco fu nuovamente
esiliato in Siberia. Dopo la caduta dello Zar Stalin rientrò ed assunse ruoli
direttivi sia nel partito che tra i bolscevichi anche se non si distinse in modo
particolare durante la rivoluzione di ottobre (1917).
Nel 1922 diventò segretario generale del Comitato centrale e, assistente di
Lenin, cominciò a polemizzare con Trotzki. Lenin, che nel frattempo aveva dei
gravi problemi di salute, designò Trotzki come suo erede e condannò certe
posizioni di Stalin. Tuttavia alla morte di Lenin, nel 1924, Stalin riuscì a
instaurare un'alleanza con la destra del partito e ad estromettere Trotzki. Mentre
il progetto di Stalin prevedeva una Russia che doveva difendere e salvaguardare
la propria rivoluzione con tutte le proprie risorse, Trotzki teorizzava la
rivoluzione permanente e la necessità di collegarsi all'Europa nell'ottica di
creare un solo grande paese socialista. Espulsi dal partito Trotzki e gli altri
avversari politici, Stalin prese il potere assoluto e cominciò ad attuare il suo progetto di collettivizzazione forzata dell'agricoltura e di
trasformazione della Russia da paese agricolo a potenza industriale, ance se il
costo di questa operazione portò allo sterminio dei contadini ricchi, ai campi
di lavoro e alle prigioni per gli oppositori. Mentre l'industrializzazione dava
i suoi frutti e l'URSS diventava una potenza industriale mondiale, Stalin
mantenne il potere costruendo attorno a sé un culto della personalità
esasperato e deponendo o eliminando fisicamente tutti gli avversari, gli
oppositori e molti membri del vecchio movimento bolcesvico divenuti scomodi.
Sul piano della politica estera, intanto, davanti all'ascesa del nazismo,
Stalin, nel 1939, suggellò un patto con la Germania di Hitler che si
concretizzò
con la spartizione della Polonia. Questo atteggiamento, che servì a Stalin ad
allontanare per qualche tempo la minaccia di un'invasione tedesca suscitò nel mondo polemiche
e indignazione in
tutti gli stati antifascisti. Quando, nel 1941, la Germania aggredì
inaspettatamente l'Unione Sovietica, Stalin, con l'aiuto degli Stati Uniti,
richiamò a combattere tutto il popolo russo in una guerra che portò alla
disfatta delle truppe tedesche. Poi l'attacco al Giappone dopo i bombardamenti
atomici americani, permise all'URSS di salire sul carro dei vincitori e di
ottenere importanti concessioni territoriali in Asia.
Nel dopoguerra Stalin riuscì a mantenere la dittatura all'interno del paese e a
controllare i paesi del blocco sovietico con alleanze che portarono alla
cosiddetta "guerra fredda" con gli USA. Mentre la politica
dell'ostracismo continuava anche in politica estera, per esempio con la condanna
della Jugoslavia di Tito.
Nel 1953 Stalin venne improvvisamente colpito da una paralisi e morì dopo
qualche giorno.
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