STORIA ED EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA - di Antonio Zoppetti

IL COMPUTER E I SUOI ANTENATI

Pascal e (sotto) Leibniz 
Fondamenti concettuali del calcolatore

L'esigenza di costruire una macchina in grado di svolgere operazioni di calcolo è antica e si può fare risalire sino all'invenzione dell'abaco, che in fondo si può considerare una macchina per fare i calcoli. 
I fondamenti teorici del calcolo automatico, invece, sono molto più recenti: si possono rintracciare in alcuni pensatori del XVII secolo che avevano consapevolmente fatto delle riflessioni in proposito.

Il filosofo e matematico francese Blaise Pascal, per esempio, già intorno al 1642 aveva ideato una delle prime macchine calcolatrici  in grado di compiere in modo semplice addizioni e sottrazioni. 

Alcuni decenni più tardi, il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz inventò un congegno - la ruota dentata - in grado di automatizzare anche le moltiplicazioni e le divisioni. Ma passando dalla teoria alla pratica, bisogna aspettare il XIX secolo perché facciano comparsa le prime calcolatrici. Su scala industriale, le macchine calcolatrici sono state commercializzate solo a partire dal 1820. 

Ma tra una macchina calcolatrice e un computer, c'è una notevole differenza! 
Nella lingua italiana ancora oggi a volte si usa l'espressione "calcolatore elettronico" per tradurre il termine inglese computer. L'espressione può però risultare fuorviante e credo sia preferibile parlare di "elaboratore elettronico". Questo strumento, infatti, nato per eseguire in modo automatico i calcoli matematici, si è successivamente rivelato in grado di gestire, elaborare e ordinare una serie di altre e più complesse informazioni. 

Da questo punto di vista è importante sottolineare come già Leibniz nel De Arte Combinatoria aveva consapevolmente preso in considerazione la possibilità di costruire delle macchine di calcolo in grado di riprodurre il ragionamento dell'uomo. Questa intuizione era basata sulla convinzione che la logica fosse un processo deduttivo che poteva essere in qualche modo automatizzato. Il sogno di Leibniz sarebbe stato quello di poter discutere di Dio e della metafisica con lo stesso rigore della geometria. Definendo ogni concetto con liste di proprietà, in linea di principio sarebbe stato possibile dedurre le corrette conclusioni. L'idea di sostituire i concetti del pensiero con simboli scritti che una macchina avrebbe potuto elaborare rimaneva tuttavia imprigionata all'interno del linguaggio naturale, in un contesto semantico più che in una logica formale.


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