STORIA ED EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA - di Antonio Zoppetti

APOCALITTICI E INTEGRATI

 
LA MORTE DEL LIBRO

Quando si parla delle nuove possibilità di comunicazione che offre il computer, in un modo o nell'altro emerge sempre, prima o poi, l'angosciante interrogativo: ma allora siamo di fronte alla fine del libro? Il libro scomparirà dinnanzi alla televisione e al computer?

La domanda continuamente riproposta in tutte le sue forme, ad ogni occasione, da molte persone, evidentemente rivela un più o meno inconsapevole angoscioso problema: quello dell'atteggiamento dell'uomo davanti alle innovazioni. 

Nell'antichità, si pensi per esempio alle società contadine, i cambiamenti all'interno di una società erano di una tale lentezza che spesso le condizioni di vita delle ultime generazioni erano identiche a quelle dei loro avi. Oggi, al contrario, i cambiamenti che un individuo vede nell'arco di un solo decennio, sono probabilmente maggiori di quelli che per gli antichi Egizi si verificavano nel corso di alcune dinastie. E' dunque ancor più comprensibile che davanti ad ogni cambiamento l'atteggiamento della gente si divida tra entusiastici, che non aspettano altro che buttarsi a capofitto nel nuovo, e conservatori che temono di perdere da un momento all'altro quello che hanno costruito con tanta fatica.

Dal timore della morte del libro partono dunque le accese discussioni sul futuro della nostra civiltà, discussioni che da una parte vedono schierati i difensori di una nuova forma di cultura di tipo televisivo e dall'altra quanti temono la perdita della conoscenza lineare e razionale che considerano figlia dell'epoca di Gutenberg.

In una società complessa come quella che viviamo non si possono fare delle previsioni a lungo termine sensate, perché le previsioni vengono fatte su delle premesse che da un momento all'altro, anche se non ce lo aspettiamo, potrebbero variare. Credo che il problema vada allora posto in altri termini.
Indipendentemente da quello che potrà succedere, che in generale non è mai quello che vorremmo o che sarebbe giusto che succedesse, è più sensato domandarsi se le nuove tecnologie hanno la capacità di ricoprire totalmente le funzioni che ricoprono i libri. 
Se la risposta fosse affermativa, e se queste tecnologie presentassero per di più ulteriori vantaggi, è evidente che tutti saremmo lieti di celebrare la morte di uno strumento obsoleto per uno più efficiente. 

La storia insegna che queste semplificazioni non esistono mai, e che anche in questo caso non è così.
Persino nel succedersi delle teorie scientifiche - sostiene la moderna epistemologia - una nuova teoria non assorbe e non ingloba mai tutte le risposte della vecchia, ma è il risultato di una nuova visione del mondo che pone e risolve nuovi problemi. 

Nel caso delle tecnologie, analogamente, non è detto che si impongano, come saremmo portati a credere, quelle più efficienti. Spesso entrano in gioco altri fattori, come la potenza delle case produttrici che propongono un'innovazione e che fanno in modo che tra diverse soluzioni non si imponga sul mercato la "migliore", ma quella più finanziata o più pubblicizzata. 
Dunque è anche possibile che il libro scompaia - chi può dirlo? per molti individui è già morto -, ma non perché era logico o razionale che morisse. Se il libro muore la colpa non è delle nuove tecnologie, che come tali non sono né buone né cattive, ma del loro cattivo uso. Le nuove tecnologie non possiedono la capacità di sostituire completamente il libro. Se questo è in crisi le ragioni sono di altra natura: dipendono più probabilmente dalla spirale perversa del mercato o dalle carenze della scuola, delle case editrici, della società...
Più che azzardare previsioni su cosa succederà credo che sia molto più importante cercare di comprendere cosa sta succedendo e riflettere sulle nuove tecnologie, con l'ausilio di un po' di storia, per evitare che la velocità del mutamento tecnologico, ormai impazzito, superi la capacità dell'uomo di riflettere su come è possibile utilizzare quello che la tecnologia ci offre di nuovo.


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