STORIA ED EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA - di Antonio Zoppetti

INTERATTIVITA'

Un'immagine di Metropolis di Fritz Lang: il robot Maria e lo scienziato pazzo. 

Un uomo e una macchina come possono interagire tra loro? 
Il problema è quello di programmare una macchina in modo che possa dialogare con un utente. 

Ci sono almeno due strade, tecnicamente:


- si possono prevedere tutte le strade possibili che può fare il lettore, e in questo caso la libertà di cambiare strada è sempre limitata, per quanto ampia si preveda. E' per esempio il caso di un'enciclopedia elettronica, in cui ogni parola è stata indicizzata in modo che possa diventare una chiave di ricerca. Inoltre sono stati previsti dei link interni che dal testo permettono di richiamare altri testi, immagini o audiovisivi correlati. Però per quanto ampie siano le possibilità di navigazione previste, l'utente in questo caso è sempre come un topolino nel labirinto: ci sono tante strade ma non si può mai uscire dalle strade previste. 

- Un altro sistema consiste nell'insegnare al computer delle regole, fornirgli delle istruzioni secondo le quali di volta in volta la macchina risponderà alle azioni dell'interlocutore. E' questo per esempio il caso di un computer che gioca a scacchi o a qualche ben più moderno e graficamente sofisticato videogioco. 

HAL 9000, il computer di 2001. Odissea nello spazio dialogava con i protagonisti con le stesse formule di cortesia e gli stessi argomenti di un uomo. Nel film veniva chiaramente spiegato che in realtà il computer non era una macchina pensante, ma era stata programmato con lo scopo di simulare questo atteggiamento umano, per dare questa impressione, arrivando sino alla simulazione del motto di spirito e del senso dell'umorismo! Naturalmente nel film, complice la misteriosa energia del monolite, la macchina riesce a compiere il salto che la porta ad essere viva... e quindi cercherà di eliminare l'equipaggio per autoconservarsi.

Più concretamente, quando giochiamo a scacchi al computer, se il nostro avversario è un essere umano, o se è una macchina, in fondo non è molto importante da un punto di vista teorico. 
Il risultato è più o meno lo stesso: ad ogni nostra mossa la macchina risponderà di conseguenza, come e meglio di un avversario in carne ed ossa. 

Secondo Cartesio gli animali non erano degli esseri viventi come l'uomo, erano delle macchine, degli automi senza "anima": il loro comportamento solo in apparenza sarebbe stato quello di un essere sensibile e libero. Questa concezione meccanicistica del corpo su un piano filosofico ha poi portato alcuni pensatori a negare persino il libero arbitrio degli uomini: quando agiamo, crediamo di essere liberi, ma è soltanto un'impressione, ogni nostra azione è frutto di un meccanismo predeterminato. 
Da questo assunto si può perciò ricavare che, almeno in linea di principio, ogni comportamento è perfettamente prevedibile, conoscendo tutte le condizioni iniziali. Il fatto che non possiamo prevedere il comportamento umano come prevediamo la caduta di un grave dipende soltanto dalla nostra ignoranza. Oppure può dipendere dal fatto che le condizioni iniziali sono così tante e così complesse che la nostra mente umana non è in grado di contenerle, ma una mente superiore, qualcosa di simile al dio di Laplace, potrebbe prevedere ogni nostra futura azione.

Questi esempi di HAL 9000 e queste disquisizioni filosofiche su Cartesio e sul libero arbitrio mostrano come in fondo, sul piano dell'esperienza, nella vita di tutti i giorni, il fatto di essere di fronte a un interlocutore libero e pensante o a una specie di automa e di replicante programmato perfettamente per sembrarlo, non è una distinzione di cui ci possiamo sempre rendere conto. 
E servono anche a comprendere che dietro la nozione di interattività si celano dei grossi problemi filosofici.

 


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