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STORIA ED EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA - di Antonio Zoppetti |
| Douglas Engelbart |
La
storia dell'ipertesto: dal MEMEX a oggiIl termine ipertesto è stato coniato negli anni '60 da Ted Nelson. Le sue idee si possono però far risalire a un altro autore: Vannevar Bush, che nel secondo dopoguerra ricopriva l'incarico di direttore dell'Office of Scientific Research and Development degli Stati Uniti. In epoca pre-elettronica, quest'uomo aveva già esplicitamente teorizzato il funzionamento di un sistema ipertestuale. Con gli strumenti dell'epoca, il suo progetto rimase più teorico che praticamente realizzabile. In un celebre articolo pubblicato nel 1945 su The Atlantic Monthly, intitolato "As We May Think", Bush partiva da due semplici considerazioni. La prima metteva in luce come il principale problema di un ricercatore sia quello della selezione e del reperimento delle informazioni. Gran parte del suo tempo e della sua attività sono infatti impiegati soltanto per capire ciò che è già stato scoperto da altri. La seconda considerazione riguardava il fatto che il modo di pensare dell'uomo è fondamentalmente diverso dal modo in cui vengono organizzate le enciclopedie e i libri. Mentre questi contengono informazioni esposte in modo sequenziale, numerico o alfabetico, la mente umana funziona invece per associazioni mentali e collegamenti di oggetti differenti attraverso l'analogia. Partendo da queste premesse Bush ha perciò cercato di ideare una macchina in grado di meccanizzare, se non le associazioni mentali, almeno il processo di selezione compiuto da un uomo durante l'apprendimento. Questa macchina, il memex, avrebbe dovuto costituire una sorta di appendice della memoria umana ed era concepita come una scrivania con schermi translucidi e leve, con la quale fosse possibile consultare rapidamente una serie di informazioni conservate su microfilm. Il sistema prevedeva che uno studioso potesse archiviare tutti i suoi libri con la possibilità di integrarli con note personali. Ma la cosa più interessante era la capacità della macchina di memorizzare i percorsi di lettura effettuati. Secondo il progetto, ogni documento immesso nel memex aveva a disposizione uno spazio in cui veniva assegnato un codice. Così, ai differenti documenti si potevano assegnare dei codici in modo tale che si potessero concatenare a piacere tra loro anche se appartenevano a libri diversi. "Quando l'utente costruisce un collegamento gli assegna un nome, inserisce il nome nell'elenco dei codici, e lo compone sulla tastiera. Di fronte all'utente stanno i due elementi da collegare, proiettati su visori adiacenti. In fondo a ciascun elemento ci sono alcuni spazi bianchi per il codice, e un puntatore indica uno di questi spazi per ciascun elemento. (...) Quando numerosi elementi sono stati congiunti in questo modo a formare una pista, possono essere esaminati uno dopo l'altro (...). E' esattamente come se gli elementi fisici fossero stati raccolti separatamente e quindi rilegati assieme a formare un nuovo libro" (Vannevar Bush, "Come possiamo pensare", in Theodor Holm Nelson, Litterary Machines 90.1. Il progetto Xanadu, Franco Muzzio Editore, 1992, pagg. 1\50-51). L'esempio addotto da Bush è quello dello studioso che sta indagando sul perché, durante le crociate, l'arco turco, più corto, si sia rivelato superiore a quello di tipo inglese. Egli ha a disposizione numerosi libri e può consultare un'enciclopedia, lasciare proiettato il documento che gli serve, passare a un libro di storia, collegare un nuovo documento pertinente al primo e prendere infine un trattato sull'elasticità. A questo punto può inserire un suo commento e legare tra loro questi diversi documenti. In questo modo ha memorizzato un processo cognitivo che, al contrario della memoria che svanisce, rimane fissato nel tempo, tanto che, anni dopo, dialogando con un amico, può mostrargli il percorso effettuato per la sua dimostrazione e prestarglielo perché lo inserisca nel proprio memex. Questa straordinaria invenzione non fu mai realizzata in questi termini, tuttavia questo progetto è stato ripreso successivamente da uomini che avevano a disposizione uno strumento molto più efficiente per realizzare questo scopo. Così, nel 1960, Douglas Engelbart - che più tardi inventerà il mouse e realizzerà il primo word processor - in un laboratorio dello Standford Research Institute, attraverso il computer realizzò un sistema di comunicazione con cui un gruppo di utenti potevano scambiarsi informazioni in modo ipertestuale. Questo sistema fu chiamato Augment, perché si basava sul concetto di "aumento" che la tecnologia può fornire all'uomo.
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