La
comparsa dei WORD PROCESSOR e la nascita della scrittura virtuale
Uno degli elementi più importanti che ha permesso la nascita di un'editoria
elettronica di massa è stata la comparsa la comparsa e la diffusione dei word
processor.
La nascita dei programmi di scrittura ha scatenato una rivoluzione che in pochi anni ha ridotto la macchina per scrivere un oggetto obsoleto e da museo.
A partire dagli anni '90 chiunque aveva a che fare con la macchina per scrivere si è dotato di un computer scoprendo che per padroneggiarlo non bisogna essere degli informatici, né occorre un particolare bagaglio di complesse formule e comandi.
Il computer negli anni '90 è diventato sempre più un elettrodomestico, come il televisore o lo stereo: per utilizzarlo non è necessario capire come e perché funziona, è sufficiente seguire una serie di semplici comandi. Un programma di scrittura si impara ad usare immediatamente. I vantaggi sono evidenti, il risparmio di tempo è notevole. La novità fondamentale è che il testo cessa di essere un oggetto materiale e diventa un'entità fluida e virtuale, in un continuo divenire. Durante la scrittura si può aggiungere e togliere, scrivere e riscrivere senza più preoccuparsi dell'impaginazione che viene fatta ogni volta automaticamente. Si ha a disposizione un correttore ortografico, si possono selezionare delle porzioni di testo per spostarle e inserirle in altri punti con estrema facilità. In ogni momento un lavoro può essere stampato o trasferito su
floppy disc o spedito e consegnato direttamente all'editore in un formato compatibile per andare in stampa.
La videoscrittura ci permette persino di affinare il nostro stile. L'attività del riscrivere, correggere, spostare, modificare, limare la propria scrittura non è più imprigionata nel foglio di carta, non è più scoraggiata dalla fatica di dover riscrivere daccapo una cartella.
C'è chi ha spinto queste considerazione sino al punto di sostenere che la videoscrittura ha generato un nuovo stile letterario che precedentemente non avrebbe potuto realizzarsi. Salvatore Colazzo, per esempio, ha sottolineato come
Il nome della rosa ma soprattutto Il pendolo di Foucault, di Umberto Eco, siano direttamente figli del computer: a una prima fase in cui l'autore immette una quantità di dati enorme, molto difficile da controllare senza questo strumento, segue la fase del costruire, o ri-costruire, un complicato intreccio di connessioni personali.
(NOTA: Salvatore Colazzo "Le oscillazioni di Abulafia. Contributo per una fenomenologia della videoscrittura" in Tempo Presente, nn. 94-96, ottobre-dicembre 1988: L'arte nella transizione verso il 2000, pagg.
33-51).
La scrittura diventa in questo modo essenzialmente ri-scrittura.
L'immagine un po' ottocentesca dello scrittore davanti al foglio bianco, in attesa dell'ispirazione, si dissolve. Chi scrive riflette su un tema e si inserisce in un contesto di letteratura pre-esistente che raccoglie, risistema, sviluppa e collega: attraverso un computer, è perciò estremamente avvantaggiato.
"Durante i miei anni di studio all'università - spiega George P. Landow nel libro
Ipertesto. Il futuro della scrittura -, ero solito prendere appunti preliminari e preparatori, stendere scalette e buttare giù abbozzi grezzi direttamente sulla macchina per scrivere (...). La virtualità e la manipolabilità del testo sul computer hanno cambiato sempre di più le mie abitudini di lavoro (...). Quest'opera (...) sta prendendo forma come una serie di frammenti, importati e (se necessario) risistemati sotto i titoli di una scaletta (outline) in continuo
mutamento" (NOTA: George P. Landow, Iperteso. Il futuro della scrittura, Baskerville 1993, pagg. 95-105).
Intanto, mentre si affermava la videoscrittura sulla scrittura, si creavano le condizioni per la videolettura.
Scrivendo al computer, contemporaneamente, la gente ha cominciato ad abituarsi a questa nuova logica, ha compreso e accettato i vantaggi dell'immaterialità del testo.
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