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TV INTERATTIVA E BAMBINI: storia e prospettive - di Lucia Vismara |
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Il logo di Bim Bum Bam, condotta da Paolo Bonolis e dal pupazzo One |
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Durante gli anni Ottanta nascono interessanti esempi di interazione telefonica con le trasmissioni televisive. Se in Italia Pronto Raffaella (1983) allude sin dal titolo alla centralità della comunicazione telefonica, negli USA si realizzano forme embrionali di interazione partecipativa: il Saturday Night Live (1982), ad esempio, invita gli spettatori a telefonare per decidere se il conduttore Eddie Murphy debba o meno gettare un'aragosta in una pentola di acqua bollente. L'idea viene ripresa nello stesso anno da Andy Kaufman, che affida nelle mani dei telespettatori la sua stessa conduzione del programma: il pubblico vota per cacciare Kaufman dallo show. Mentre gli adulti abbandonano sempre più il loro ruolo di coach potatoes, i contenitori per bambini rimangono ancora passivi di fronte allo schermo televisivo. Alla fine degli anni Ottanta tuttavia anche gli studi televisivi aprono le porte ai piccoli telespettatori per coinvolgerli in prima persona. Per esempio Bim Bum Bam, contenitore televisivo per ragazzi trasmesso sulle reti Mediaset, invita diverse classi di scuole elementari a recarsi in studio per sfidarsi tra loro in competizioni che sono la realizzazione televisiva di famosi giochi in scatola (No panic, Indovina chi?…). Ma accanto alla partecipazione dei telespettatori da casa, l'interazione con
la TV si arricchisce anche per altre innovazioni tutte tecnologiche. Un cambiamento che coinvolge da subito i più piccoli è la diffusione di massa del
telecomando che modifica sensibilmente le dinamiche di consumo soltanto con gli anni Ottanta. Da ultimo, la grafica computerizzata consente di costruire videogiochi interattivi cui si può partecipare a distanza,
da casa. Questo genere di trasmissioni avranno un ruolo chiave nei programmi per ragazzi degli anni Novanta. |
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