Il mondo delle nostre
percezioni
"L'uomo è misura di tutte le cose", diceva il filosofo greco Protagora più di duemila anni fa. E in effetti, quando ci volgiamo al mondo, alle cose che ci circondano, spesso non ci rendiamo conto che tutto ciò che percepiamo è solo un punto di vista, il nostro punto di vista.
Immaginiamo di fare una passeggiata su una bellissima spiaggia. Ascoltiamo il rumore delle onde che si infrangono sulla battigia, quello del venticello che ci accarezza la pelle, il canto lontano di un gabbiano. I nostri piedi sprofondano ad ogni passo nella sabbia. Possiamo volgere il nostro sguardo al mare, spingerci sino alla linea dell'orizzonte e da qui salire nel cielo perdendoci nell'immensità delle distanze, oppure possiamo volgerci alla sabbia e perderci nell'infinito numero dei granelli che la compongono.
Abbiamo l'impressione di essere soli sulla spiaggia, ma non è così. Certo, forse non ci sono altri esseri umani nelle immediate vicinanze, ma proprio in questo momento,
anche un gabbiano, dall'alto, sta guardando la stessa spiaggia che vediamo
noi. Chissà come è diverso il suo punto di vista. Non solo perché vede tutto dall'alto, ma anche perché è un gabbiano e ha una diversa percezione delle cose, dei colori, degli odori, dei suoni.
Ma anche il granchiettino che ci attraversa la strada improvvisamente e fugge spaventato alla nostra vista, ha una sua differente percezione della spiaggia, vista attraverso i suoi occhi e i suoi sensi.
E la vespa che ci ronza intorno? Chissà com'è per lei la spiaggia..., la stessa spiaggia che stiamo guardando noi!
Non lo potremo mai sapere con precisione! Però possiamo provare ad immaginare soltanto per un momento di diventare piccoli come un insetto per curiosare intorno e guardare il mondo da questo nuovo punto di vista. Oppure potremmo immaginare di diventare dieci volte più grandi di quanto siamo, alti come una quercia, e vedere tutto dall'alto, come fa il gabbiano.
Forse, mentre camminiamo tra la sabbia immersi in questi pensieri, mentre stiamo osservando una pulce appena visibile che saltella, qualcuno o qualcosa ci sta osservando da
lontano, da un altro ordine di grandezza, magari con l'ausilio di una sorta di microscopio, probabilmente con lo stesso interesse e con la stessa curiosità con cui noi, contemporaneamente stiamo osservando la pulce. E questa
pulce, forse, a sua volta, sta osservando qualcosa di ancora più piccolo che si trova su un mondo fatto di piccole particelle che a loro volta sono composte da atomi che sono fatti di particelle ancora più elementari, esattamente come il nostro pianeta fa parte del sistema solare, che è soltanto un puntino sperso nella nostra Galassia che a sua volta fa parte di più ampi ammassi di galassie...
La percezione delle distanze
Comunque stiano le cose, concentriamoci per il momento alla scala del metro e osserviamo le cose di queste dimensioni: le onde del mare, uno scoglio su cui si infrangono le onde, una bicicletta appoggiata al muricciolo, un cane che passa lontano e che ci guarda incuriosito.
A pensarci bene, il cane in lontananza ci appare molto piccolo, proprio perché è lontano: sembra che sia più piccolo del ciottolo che abbiamo tra i piedi, che invece è molto vicino. Ciò dipende da come funziona il nostro sistema percettivo:
un oggetto, più è lontano più ci appare piccolo. Questa osservazione ci sembra scontata e banale, ma non lo è affatto. La percezione delle distanze è un gesto naturale che ha richiesto molto esercizio, quando eravamo piccoli e imparavamo a vedere.
Un cieco dalla nascita che acquistasse improvvisamente la vista, avrebbe bisogno di un certo periodo di tempo prima di vedere come lo intendiamo noi. All'inizio sarebbe colpito da una serie caotica di luci e colori senza avere l'idea della profondità e delle distanze. Farebbe molta fatica a capire che un oggetto vicino è grande e lo stesso oggetto allontanandosi rimpicciolisce, non potrebbe immaginare che il cane in lontananza è in realtà più grande del ciottolo che ha a portata di mano.
Anche se non ce ne rendiamo conto, quando guardiamo, imponiamo alle cose un nostro ordine. Analogamente, quando usiamo per la prima volta un telescopio o un microscopio, abbiamo bisogno di tempo per imparare a vedere, a mettere a fuoco, a distinguere gli oggetti, a capire dove finisce un oggetto e incomincia lo sfondo, a capire se due oggetti si trovano sullo stesso piano, a distinguere le imperfezioni delle lenti che creano spesso oggetti apparenti o riflessi di luce.
Un puntino luminoso nel cielo sarà un vicinissimo pianeta illuminato dal Sole, forse Venere, oppure una stella lontana, o magari una lontanissima galassia?
La storia del metro
I più antichi sistemi di misurazione, dei Babilonesi, degli Egizi, dei Greci o dei Romani, erano basati su unità di misura che corrispondevano a
oggetti, parti del corpo umano (il piede o il braccio), o altre unità di misura spesso tra loro
scorrelate: un braccio, per esempio non corrispondeva a un numero esatto di piedi.
Soltanto alla fine del 1700, in Francia, in piena epoca illuminista, nacque l'esigenza di introdurre un sistema di misura preciso e uguale per
tutti, che consentisse di sviluppare una misurazione coerente e razionale, basata sul sistema numerico decimale, con un'unica unità di misura composta da multipli e sottomultipli, adottabile da tutte le comunità in modo da semplificare gli scambi commerciali e culturali. Così, dopo varie ipotesi, l'Accademia francese fissò nel metro - in greco
metron significa misura - la nuova unità di misura di lunghezza che definì come un decimilionesimo dell'arco di meridiano che dal Polo nord, passando per Parigi, arriva all'equatore. Venne perciò fabbricata una barra di platino e iridio di queste dimensioni che venne conservata a temperatura costante a Parigi come il campione di misura, salvo le copie fatte e distribuite per diffondere il nuovo sistema.
Dopo varie resistenze, nella seconda metà dell'Ottocento, l'introduzione del sistema metrico decimale cominciò ad essere adottato non solo dalla Francia ma anche dalla comunità internazionale, con l'eccezione di alcuni paesi anglosassoni che accettarono il nuovo sistema di misura solo più tardi. In epoca più recente si sono date definizioni ancora più precise del metro, multiplo della lunghezza d'onda di un particolare tipo di radiazione elettromagnetica (per l'esattezza 1.650.763,73 volte questa lunghezza d'onda), un riferimento molto più costante che non la distanza tra il Polo e l'equatore.
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