Introduzione alla filosofia - di Ernesto Riva

I sofisti

I Sofisti,  filosofi della polis
I Sofisti 

I Sofisti (dalla parola sophistés, che vuol dire "colui che fa professione di sapienza") sono attivi nel mondo greco tra la metà e la fine del 5° sec. a.C. Essi sono portatori di una profonda rivoluzione culturale poiché concentrano sull'uomo i loro interessi: essi non accettano più la sacralità delle tradizioni e sciolgono così il legame tra l'uomo e il cosmo, che tutta la riflessione filosofica precedente aveva avuto cura di mantenere. 
Con loro si ha anche una svolta importante nella concezione dell'educazione: non basta più conoscere Omero, Esiodo, Solone, né avere pratica di una singola attività. Occorre rendere l'uomo, per mezzo di una formazione culturale nuova, capace di dominare i suoi simili con l'intelligenza, con una superiore abilità: ecco dunque il ricorso a tecniche retoriche ed eristiche (ragionamenti sottili e speciosi), come i sofismi, per persuadere o dimostrare qualunque cosa. Si tratta ormai di far passare il discorso più debole a quello più forte, cioè far passare l'opinione meno utile e dannosa ad opinione più utile e sana. Infatti che cos'è una legge? Per i Sofisti è l'opinione della polis, cioè l'opinione condivisa dalla maggioranza che si può far passare da peggiore a migliore, guidandola e plasmandola a seconda delle circostanze. In altri termini, il potere politico è di chi sa conquistarselo nell'assemblea con l'abilità personale, la bravura oratoria, l'intuizione nelle scelte politiche. I Sofisti propongono quindi loro stessi come i maestri adatti a formare una nuova classe politica in possesso di tali capacità. Essi erano naturalmente spregiudicati e chiedevano un pagamento per le loro prestazioni. Ciò fa sì che il loro insegnamento sia rifiutato da parte della vecchia aristocrazia (che disprezzavano il loro modo di fare) e d'altra parte non sia accessibile alle persone non ricche. Essi infatti sono i maestri dei nuovi ricchi di Atene, di quella classe di artigiani e commercianti che sta sempre più formando il nucleo politico portante della città.

Tuttavia, per misurarsi con le questioni-chiave della loro epoca (che cos'è la virtù e se sia possibile insegnarla, che cosa siano giustizia e diritto, quale sia il fondamento delle leggi che reggono lo Stato ecc.), i Sofisti dovettero anche affrontare i problemi che la tradizione filosofica aveva già posti e, primo fra tutti, quello della verità e della conoscenza, nel momento in cui si volevano trovare delle regole valide per comprendere la nuova e complessa realtà sociale ed orientarvisi praticamente.

E' chiaro, da quanto accennato, che le tesi dei Sofisti misero in crisi la polis ed i suoi fondamenti etici e politici. Il dibattito che ne seguì ci è stato tramandato come il problema del rapporto tra la natura e la legge, tra la physis e il nomos.

Nei poemi omerici la legge aveva origine divina e carattere orale; l'autorità del re era politica e religiosa insieme. Le ordinanze regali, tramandate da padre in figlio, costituiscono nel corso delle generazioni il corpo di un diritto sacro. A partire dal 7° sec. a.C. si ha una prima, fondamentale innovazione: le leggi vengono scritte e rese pubbliche. I grandi legislatori (ad es. Solone ad Atene nel 594 a.C.) raccolgono il diritto, tramandato oralmente, in codici scritti: nasce così il nomos, la legge scritta. Col diritto scritto, la legge si installa nella polis e ne diviene l'anima stessa. Nel nomos si esprimono la volontà ed il potere della polis, e subentra il vincolo comune della obbedienza alla legge.

Nei Sofisti invece il nomos, come la verità in Protagora, perde ogni garanzia di validità universale. In Protagora stesso la questione del fondamento delle leggi era risolta in rapporto alla polis. Era la polis stessa a fornire il criterio di demarcazione tra il giusto e l'ingiusto: "Quali cose a ogni città sembrino giuste e belle, queste sono tali per essa, fintanto che tali le creda". In Protagora la convenzionalità del nomos non impedisce che, solo nell'ordine della legge, si realizzi una possibilità di convivenza specificamente umana.

Ma la visione di Protagora non apparirà più sostenibile quando arriverà al potere un'altra classe politica, più rozza ed ignorante, che segnerà l'allontanamento dalla polis dello stesso Protagora. 

Con la nuova generazione di Sofisti, attiva a partire dalla seconda metà del 5° sec. a.C., vi sarà la contrapposizione esplicita fra natura e legge. Ne abbiamo un ricordo in alcune opere platoniche, come la Repubblica e il Gorgia. Platone fa pronunciare ad un certo Trasimaco (retore del 5° sec.) una lezione di crudo realismo politico. La giustizia - fa dire Trasimaco - non è altro che l'utile del più forte. La legge insomma legalizza la sopraffazione. Ma non basta: Platone fa dire ad un altro intervenuto, l'aristocratico Crizia, che non solo la legge ma anche la religione è una creazione completamente umana e mera funzione del potere. Leggi e divinità non sono altro che gli strumenti inventati dal legislatore per costruire l'inganno capace di ridurre ad ordine, attraverso la punizione e la paura, una natura umana, priva, in sé stessa, di ogni moralità e socialità. Non meno radicale il punto di vista di Callicle, figura centrale del Gorgia. Per Callicle, le leggi, le convenzioni, i valori morali sono invenzioni dei deboli - la maggioranza - per impedire ai pochi, ai forti, di realizzare la superiorità che li caratterizza per natura. Infatti la natura mostra, in ogni sua manifestazione, che i migliori prevalgono ed i peggiori soccombono. Ma i migliori sono coloro che si mostrano capaci di soddisfare passioni e desideri, di aderire alla natura e di vivere secondo le sue leggi, spezzando le catene imposte dalle convinzioni. Se la natura deve comandare, in questo comando è però iscritta la superiorità di alcuni, non è l'eguaglianza di tutti.

I problemi "scottanti" che abbiamo delineato non saranno facilmente né in breve tempo risolti. Bisognerà aspettare le tre grandi figure dei due secoli seguenti - Socrate, Platone, e Aristotele - per impostare e risolvere su basi diverse le problematiche che furono affrontate con profondità e spregiudicatezza dai Sofisti del 5° sec. a.C. 


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