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Introduzione alla filosofia - di Ernesto Riva |
| Cannocchiale galileiano |
La
Rivoluzione scientificaLa Rivoluzione scientifica va dalla pubblicazione del capolavoro di Copernico, Le rivoluzioni dei corpi celesti (1543), all’opera di Newton, i Principi matematici della filosofia naturale (1687). Dalla rivoluzione scientifica in genere e dalla metodologia galileiana in particolare emerge: 1) la concezione della natura come ordine oggettivo e causalmente strutturato di relazioni governate da leggi; 2) la concezione della scienza come sapere sperimentale, matematico e valido intersoggettivamente, che ha come scopo la conoscenza progressiva del mondo e il suo dominio a vantaggio dell’uomo (da qui lo sviluppo della tecnica e della tecnologia). Vediamo meglio i vari punti. La natura è un ordine oggettivo perché non si riferisce a fini o bisogni umani. Solo disantropomorfizzando la natura risulta possibile studiare la realtà effettiva del mondo circostante. La natura è un ordine causale, intendendo per causalità un rapporto costante ed univoco fra due o più fatti, dei quali dato l’uno è dato anche l’altro. L’unico tipo di causa ammessa è quella efficiente: alla scienza non interessa il perché finale o lo scopo dei fatti, ma solo le loro cause efficienti cioè le forze che li producono. La natura è un insieme di relazioni perché il ricercatore indaga le relazioni causali riconoscibili che legano i fatti. I fatti sono governati da leggi, che rappresentano i modi necessari o i principi invarianti (i codici) con cui opera la natura. La scienza è un sapere sperimentale perché si fonda sull’osservazione dei fatti e le sue ipotesi vengono giustificate su base empirica e non puramente teorica o razionale. L’esperienza di cui parla la scienza è una costruzione complessa, su basi matematiche, che mette capo all’esperimento, cioè ad una procedura appositamente costruita per la verifica delle ipotesi. la scienza è un sapere matematico che si fonda sul calcolo e sulla misura: la quantificazione è una delle condizioni imprescindibili dello studio della natura. La scienza è un sapere intersoggettivo perché i suoi procedimenti vogliono essere pubblici, cioè accessibili a tutti, e le sue scoperte pretendono di essere valide, ossia controllabili, da chiunque. In tal senso essa vuole distinguersi dalla magia e dalle scienze occulte che considerano la conoscenza un patrimonio di una cerchia ristretta di individui. La scienza ha come fine la conoscenza oggettiva del mondo e delle sue leggi. Conoscere le leggi naturali vuol dire poter controllare e dirigere a nostro vantaggio la natura. "Sapere è potere" (diceva già Bacon). In tal modo si profila quella alleanza tra tecnici e scienziati che porta al superamento dell’abisso tra scienza pura e le sue applicazioni pratiche. D’ora in poi la scienza apparirà come il prototipo del sapere rigoroso e universale. Sul piano pratico, la scienza apparirà come socialmente utile, capace di migliorare le condizioni dell’uomo. L’idea della scienza come sapere vero ed utile sarà alla base, nell’Illuminismo, della lotta contro l’ignoranza, la superstizione e le ingiustizie sociali. Nell’Ottocento, col Positivismo, vi sarà l’idea di una civiltà scientifica planetaria in cui l’uomo possa soddisfare tutti i suoi bisogni e realizzare se stesso. Nel Novecento si è invece assunto un atteggiamento più cauto : infatti la scienza è apparsa ben lontana dal poter spiegare tutto e non è più valida l’uguaglianza tra scienza e progresso. |
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