Eraclito di Efeso
Eraclito di Efeso (6°-5° sec. a.C.) è l’autore di frammenti conosciutissimi:
"non si può discendere due volte nello stesso fiume"(fr. B 91);
"noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non
siamo"(fr. B 49) ecc. Il senso dovrebbe essere abbastanza chiaro: il fiume è sempre lo stesso ma non sono sempre le stesse le acque che lo percorrono, così come chi si immerge in momenti diversi non è più lo stesso. Ma la filosofia di Eraclito non si riduce alla semplice dichiarazione del flusso universale delle cose, del
"tutto scorre" (panta rei), scorge nel divenire gli opposti entro cui lo stesso divenire accade :
"Le cose fredde si riscaldano, le cose calde si raffreddano"(fr. B 126). L’identità delle cose viene colta nella opposizione come tale, la quale consente alle cose di diversificarsi dalle altre, trovando appunto in questa diversificazione la loro identità. In questo senso il conflitto, la guerra
(pólemos) in cui ogni cosa consiste e da cui è generata, può ben dirsi
"madre di tutte le cose e di tutte regina"(fr. B 53). Ciò che le cose hanno di identico è la contrapposizione stessa di ogni cosa alle altre; ciò che hanno in comune è quella contesa, che consente ad ogni cosa di essere ciò che è. Infatti, se la vita non si opponesse alla morte, il caldo al freddo ecc., non esisterebbe vita, caldo ecc. Ed è per questo che Eraclito può dire che l’opposizione è il principio stesso della armonia nascosta presente in tutte le cose. Se dunque le cose hanno realtà in quanto divengono, e se il divenire è dato dagli opposti che, contrastandosi, si pacificano in superiore armonia, nella sintesi degli opposti sta quel principio che spiega tutta la realtà e che Eraclito chiama "Dio". In un altro frammento, Eraclito scrive che
"questo mondo, che è lo stesso per tutti, nessuno degli dèi o degli uomini l’ha creato, ma sempre fu, è e sarà fuoco eternamente vivo che con ordine regolare si accende e con ordine regolare si
spegne"(fr. B 30). Il fuoco di cui parla Eraclito è un’espressione che dice le caratteristiche del perenne divenire, dell’opposizione e dell’armonia. Il fuoco diventa la metafora dell’Uno inteso come quella dinamica unità per cui
"da tutte le cose l’Uno e dall’Uno tutte le cose"(fr. B 10). Questa è la legge che il
logos, la parola che ha in vista la verità e non le opinioni degli uomini, enuncia. Il
Logos è la parola che si offre all’ascolto di tutti, ma i più non la sentono perché
"come dormienti" si concedono alle loro opinioni private che, come
"giochi di fanciulli", lasciano fuori dalla verità delle cose. Nel loro sogno, i più non comprendono che il contrasto tra le cose è la stessa condizione della loro armonia. Il filosofo dice cose vere perché sta in ascolto del Logos, a differenza di coloro che conoscono un gran numero di cose ma non la legge che le governa. Con Eraclito diventa esplicito forse per la prima volta che la cura per l’unità che tutto connette è la legge fondamentale che deve guidare la vita filosofica, poiché cogliere la connessione è l’origine della conoscenza.
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