Anassimene (fiorì verso il 546-45 a.C.) conferirà una qualche positività al principio che
Anassimandro aveva connotato in termini solo negativi. Per lui dunque
l'arché è l'aria: l'aria è l'apeiron che, rarefacendosi e condensandosi, dà origine a tutte le cose. Egli porterà alla luce un concetto decisivo per lo sviluppo ulteriore del pensiero greco: il concetto di causa (aitìa). Il mondo greco usava quella parola in senso morale, infatti indicava la colpa. Con Anassimene la nozione di causa entra in un contesto che oggi diremmo scientifico, per cui le categorie di colpa e di pena cedono a quelle di causa ed effetto, così decisive nel modo occidentale di pensare. Anche l'arché non è più solo la sostanza di cui le cose sono fatte, ma sarà il principio della azione, cioè diventerà la causa efficiente (come la chiamerà molto più tardi Aristotele) che determina la trasformazione delle cose. Parlando di rarefazione e condensazione, Anassimene è ora in grado di spiegare la differenza qualitativa tra le cose, a partire dalla differenza quantitativa del principio originario.
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