Anassagora di Clazomene (nato verso il 500 a.C.) ritiene che di nessuna cosa si possa dire che nasca o muoia, ma solo che si compone e si separa. Non solo, ma poiché un ente può diventare qualsiasi altro ente (ad es. il cibo diventa carne, e la carne, con la morte, diventa acqua e terra), in ogni ente vi è già tutto ciò che esso può diventare, e quindi in ogni ente vi è il tutto. Gli elementi non sono per Anassagora solo le quattro radici, bensì tutte le cose presenti in ogni cosa, sotto forma di particelle invisibili che egli chiama semi
(spermata), e che Aristotele tramanderà col nome di
omeomerie in quanto sono simili al tutto che costituiscono. La differenza tra le cose è determinata dal prevalere dei semi di un certo tipo rispetto ad altri tipi. Spiegata la molteplicità con la prevalenza di
omeomerie dello stesso tipo, Anassagora spiega il divenire come dispersione e ricomposizione delle unioni di
omeomerie. Quando le omeomerie si raccolgono sono visibili ai nostri sensi, quando invece si disperdono, si sottraggono alla visione. A presiedere la composizione e scomposizione delle
omeomerie Anassagora pone una Mente (Nous) che è l’unico ente in cui non vi è mescolanza e, per questa sua purezza, può conoscere e dominare il tutto. Anassagora però non si serve dell’Intelletto o Mente per spiegare l’ordine delle cose e ricorre invece agli elementi naturali, a meno che non si trovi in imbarazzo ed allora ricorre al Nous come un
deus ex machina.
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