Il pensiero orientale - di Ernesto Riva

Il pensiero islamico-arabo:
il Sufismo 

 
Il Sufismo

Concludo con un accenno al movimento sufi
Nello sviluppo del pensiero religioso musulmano, oltre al Corano, giocò parte importante anche il "sufismo" (o mistica musulmana: il termine sufi alluderebbe al saio di lana, o di pelo di cammello, indossato dai mistici o, con minore probabilità, potrebbe essere una trascrizione dal greco sofos, sapiente). La tariqa (via) del sufismo si diffonde soprattutto a partire dal secolo XII. Il misticismo attecchì più in ambiente sunnita che sciita (SUNNITI, dall'arabo sunna, consuetudine, norma, indica la gran maggioranza dei musulmani, che dicono di rifarsi direttamente alle norme dettate da Maometto mentre gli SCIITI: dall'arabo shia, partito, sono i musulmani scismatici, che si rifanno ai partigiani della famiglia del quarto califfo, cugino e genero di Maometto e dei suoi discendenti [Alidi, Imamiti e Ismailiti]: la figura oggi più famosa è l'Aga Khan): infatti, proprio l'assenza di "mistero", spinse gli sciiti ad approfondire l'interpretazione allegorica piuttosto in chiave filosofica che non teologica. Elemento fondamentale e imprescindibile del sufismo è che esso deve compiersi sotto la guida di un Maestro, che è anche l'unico depositario delle varie esperienze spirituali del mistico. Per conseguire tali esperienze - che dovevano offrirgli una visione della realtà radicalmente nuova - il sufi conduceva una vita fatta di lunghe preghiere, veglie notturne, digiuni, e ancora di meditazione, invocazione a Dio, esame di coscienza, al fine di liberarsi di ogni elemento vile presente in se stesso. L'esperienza massima a cui il sufi aspira è l'"ascensione al cielo", che già aveva coronato l'esperienza spirituale di Maometto. Tre sono gli elementi fondamentali che ricorrono in tutti i rappresentanti del sufismo classico: la fiducia in Dio, la povertà (intesa anche e soprattutto come bisogno di Dio), la ripetizione costante della lode di Dio, accompagnata da atti di penitenza e di autoesaltazione, considerata superiore alla stessa preghiera canonica. Altri tratti caratteristici sono l'isnad, o genealogia spirituale, creata per far risalire l'insegnamento dei maestri al Profeta o al cugino e genero Ali: vi è la gerarchia invisibile dei santi, che garantiscono la conservazione del mondo. Ai mistici sono inoltre attribuiti numerosi miracoli. Con questi e con il culto del wali, l'amico di Dio ovvero il santo, siamo ai confini tra misticismo e religiosità popolare. Vi è poi la figura del santo bellicoso ed energico, che riscatta e rinnova il popolo dei credenti, che è chiamato mahdi (il ben guidato): è una sorta di messia che rinnoverà il mondo facendo trionfare la giustizia sotto la bandiera di Allah. A questo riguardo ricordiamo ad esempio le vicende in Somalia agli inizi del Novecento (Mad Mulla, il pazzo Mulla, fu un agitatore politico somalo che si proclamò mahdi e tenne testa alle truppe inglesi e italiane fin dopo la prima guerra mondiale) e ancora prima in Sudan, ad opera di Muhammad Ahmad, che fu a capo di una rivolta contro gli Inglesi dal 1860 al 1885. 

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