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Il pensiero orientale - di Ernesto Riva |
ALCUNI
PENSATORI CONTEMPORANEI: EMMANUEL LEVINASEMMANUEL LEVINAS (1905-1995) Nacque in Lituania ed emigrò in Francia. Si laureò alla Sorbona dove poi insegnerà e sarà anche direttore della Scuola Normale Israelita. In Totalità ed infinito (1961), (uno dei suoi capolavori), Levinas sostiene che la filosofia occidentale ha teso sovente a soffocare ogni alterità e trascendenza. I filosofi hanno praticato la filosofia alla stregua di uno sforzo di ridurre ogni cosa a se stessi. Sono colpevoli di non riconoscere altra realtà o verità al di fuori di sé autori diversissimi tra loro, che vanno da Socrate a Hegel fino ad Heidegger. Configurandosi come una fagocitazione dell'altro e come una prevaricazione dell'essere nei confronti degli enti, l'ontologia fino ad Heidegger si configura, per Levinas, come una filosofia della potenza che porta, inevitabilmente, al dominio e alla sopraffazione del prossimo. Infatti alla violenza teorica dell'approccio ontologico corrisponde, sul piano pratico, la violenza sull'uomo e l'intolleranza verso il diverso, tant'è vero che per esempio Heidegger finirà di coniugarsi col nazismo. Si tratta allora di rompere con la totalità e il totalitarismo. Ma come fare? La rottura non può essere opera di puro pensiero ma dev'essere un'esperienza esistenziale che si realizza nell'incontro concreto con l'altro. E l'altro si manifesta a me nel volto; volto che è infinito, è linguaggio, è etica. In sintesi, se la totalità è l'essere immanente e tutto inglobante, l'infinito è quella realtà trascendente e non totalizzabile che è l'altro in quanto volto. La direzione etica del pensiero di Levinas si accentua in Altrimenti che essere o al di là dell'essenza (1974), in cui il soggetto è tale quando dice "eccomi", quando si dona e fa qualcosa per l'altro. L'uomo nasce per Levinas responsabile prima ancora di essere libero: egli si trova originariamente assegnato all'alterità e alla responsabilità, prima di ogni eventuale accettazione o rifiuto. Questo peso della responsabilità è anche la mia suprema dignità. "Io posso sostituirmi a tutti, ma nessuno può sostituirsi a me. Questa è la mia inalienabile identità di soggetto" (cfr. Etica e infinito, p. 115). Il problema dei rapporti si complica quando all'io e al tu si aggiunge un terzo. Vi deve dunque essere il superamento dell'essere egoistico e conflittuale in direzione dell'alterità e della fraternità. Inoltre nell'incontro con l'altro posso incontrare l'Assoluto. O meglio ancora: se è vero che attraverso il prossimo incontriamo Dio, è altrettanto vero che è attraverso Dio che incontriamo il prossimo. |
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