Il pensiero orientale - di Ernesto Riva

Il pensiero ebraico:
Hans Jonas

 
ALCUNI PENSATORI CONTEMPORANEI: HANS JONAS

HANS JONAS (1903-1993)

Studiò filosofia e teologia con Husserl, Bultmann e Heidegger. Dopo l'avvento del nazismo, emigrò negli Stati Uniti e qui insegnò in diverse università americane. Il suo itinerario intellettuale, come egli stesso disse, può essere suddiviso in tre tappe: gli studi sullo gnosticismo, gli studi per una filosofia dell'organismo che incontra le scienze naturali, gli studi infine per una filosofia pratica che affronti i problemi posti dalla società odierna. Qui accennerò brevemente solo all'ultima fase del suo pensiero. Jonas parte dalla constatazione che oggi l'uomo ha messo in pericolo la natura che lo circonda e in cui vive. Quindi l'uomo ha bisogno di una nuova etica, un'etica della previsione e della responsabilità. L'etica tradizionale, secondo Jonas, era un'etica antropocentrica, che si fermava al qui ed ora e non si poneva il problema degli effetti futuri delle nostre azioni. Da qui l'esigenza di passare da un'etica puramente antropocentrica ad un'etica planetaria, e da un'etica della contemporaneità ad un'etica per la posterità. L'imperativo categorico di Jonas diventa quindi: "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". Ma perché si dovrebbe preferire l'essere al non-essere, la vita alla distruzione? Per rispondere, Jonas dice che bisogna trovare un fondamento della morale, e questo si trova nella constatazione che essere è meglio che non essere (anche perché come potrebbe il nulla difendere le proprie posizioni se non … essendo, cioè non essendo più nulla ma qualcosa?). Da ciò deriva che l'uomo ha il dovere di dire sì alla vita. Il diritto alla vita si trasforma nel principio responsabilità. L'uomo ha il dovere di essere responsabile nei confronti della natura e delle generazioni future. E per vivere realmente questa responsabilità, egli parla di una "euristica della paura", nel senso che la responsabilità si deve fondare sia sulla speranza, fondamento per ogni azione, e sia sulla paura, che funge da stimolo per evitare di combinare troppi guai. Da questo punto di vista, Jonas è contrario alla manipolazione genetica mentre è favorevole all'eutanasia (il diritto di vivere include anche il diritto di morire). In ultimo, in un breve e famosissimo saggio intitolato Il concetto di Dio dopo Auschwitz, egli sostenne che Dio non è intervento ad Auschwitz perché… non ha potuto! Dio, per Jonas, non è onnipotente! Di fronte al dilemma di come un Dio buono abbia potuto permettere certe atrocità, la risposta di Jonas è: io faccio salva la bontà di Dio ma debbo negargli l'onnipotenza. 

Copyright (C) 2001 Linguaggio Globale - Zopper di Antonio Zoppetti