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Il pensiero orientale - di Ernesto Riva |
AL KINDI (Kufa, Persia, 800 circa - Bagdad? 873) Nacque in Persia tra la fine dell'VIII e gli inizi del IX secolo. Fu probabilmente per merito suo che la filosofia passò a far parte della scienza e della cultura arabe. Al Kindi radicalizzò al massimo l'unità di Dio. Dio come causa del tutto è incausato: è assurdo anche intenderlo come autocausato perché, non essendoci nulla prima del suo essere, Dio non può neppure impartire l'essere a se stesso. Dio è il solo agente reale, la sola vera causa efficiente, cioè che crea dal nulla. Anche la regolarità degli eventi naturali fa presupporre secondo Al Kindi l'esistenza di Dio e, inversamente, ogni cosa particolare è destinata a perire se manca del suo sostegno. In lui appare per la prima volta il principio tipico dell'aristotelismo arabo che attribuisce direttamente all'intelletto di Dio l'iniziativa del processo del conoscere nell'uomo. La filosofia è definita come la "conoscenza della realtà delle cose secondo la capacità umana"; il legame con la religione è però garantito dal fatto che la conoscenza della verità implica la conoscenza del divino. Dunque la filosofia è considerata un mezzo per accostarsi alle verità di fede, pur essendo posta ad un livello inferiore rispetto alla religione. E comunque poiché riconosce il valore cumulativo della conoscenza filosofica, egli dà credito alle scoperte dei predecessori, anche se non appartengono alla fede islamica. In tal modo, la filosofia riceve ulteriore giustificazione nell'ambito dell'Islam. Ad onta delle possibili preoccupazioni dei teologi, Al Kindi ammise una causalità secondaria, sia pure limitata al mondo sublunare. I quattro elementi invece, e le forme delle cose, sono ritenuti incorruttibili, come i corpi celesti. |
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