Il pensiero orientale - di Ernesto Riva

Il pensiero islamico-arabo:
Al Gazali 

 
AL GAZALI (1057-1111)

Al Gazali s'impegnò nella critica della filosofia greca e del neoplatonismo. Anzi, il suo bersaglio polemico preferito fu Avicenna, vista la teoria di quel filosofo che sosteneva la necessità dell'essere. A tal fine, egli si mise a studiare profondamente la filosofia. Egli negava alla filosofia la capacità di fornire conoscenze vere intorno alla divinità e alla fede, adottando però procedimenti strettamente filosofici. 
Il fine primario di Al-Gazali è quello di difendere le verità di fede: egli è anzitutto teologo, anche se si impone di seguire procedimenti strettamente filosofici; e ritiene che le verità di fede debbano essere tenute per valide, a meno che non si dimostrino inconsistenti dal punto di vista logico. Invece, all'incoerenza sono appunto soggette le opinioni dei filosofi. Uno dei punti principali della speculazione gazaliana fu la sua critica al concetto di causalità secondaria. Nell'intento di accentuare al massimo il volontarismo divino, egli ridusse il rapporto causa-effetto alla semplice "abitudine" di veder determinati eventi come costantemente concomitanti con quelli che, solo per questo, ne sono considerate le cause. Non esiste in realtà alcun nesso di causalità necessaria, e la congiunzione abituale può essere infranta in ogni istante dal volere divino, che darebbe luogo così a quelli che i musulmani considerano come "miracoli". D'altra parte, Dio crea addirittura in certi uomini particolari, e cioè i profeti, la consapevolezza che tali eventi, anche se non attuali, sono però possibili. Dunque, simili uomini possono, per volere divino, anche prevedere l'avverarsi di eventi così "anomali". Gli elementi base della teologia gazaliana sono: la fede in un Dio unico, assolutamente trascendente e predicabile solo in senso negativo; l'essere supremo è del tutto diverso dal mondo da lui creato per un atto incondizionato di libera volontà. Al-Gazali distingue un "mondo del comando" e in "mondo creato": non la conoscenza ma la volontà è il fine primario dell'uomo. Fu già a causa della volontà divina che il mondo venne messo in opera; e sarà per un atto di volontà che l'uomo potrà ricongiungersi alla sua matrice originaria. Ancora, è grazie alla volontà che i valori di verità possono essere trasformati in valori morali. La conoscenza più alta è quella dell'esperienza diretta. Nella condizione mistica il mistico muore a se stesso, annullandosi in Dio. Ciò non deve intendersi come una identificazione con la divinità ma come riconoscimento dell'unità divina, coscienza che non c'è nel mondo altro essere reale a parte Dio. 


Copyright (C) 2001 Linguaggio Globale - Zopper di Antonio Zoppetti