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Antonella è una mamma felice
che vive nelle Marche e ha la passione per la lettura. Davanti alla sezione dei
micro-racconti non ha potuto resistere: dalla lettura è passata alla
scrittura. |
Camminava senza fretta mentre pensava e organizzava mentalmente quello che avrebbe dovuto fare nelle prossime ore.Anche se teneva per mano sua figlia non badava al fatto che stava attraversando la strada che, come ogni giorno di scuola, il vigile aveva provveduto a chiudere con un segnale poco dietro di lei, a circa metà salita. Infatti era un giorno qualsiasi, con le solite cose, i soliti impegni. Ma a lei piacevano i giorni qualsiasi, anche se certe volte, come quel giorno, non se ne rendeva pienamente conto e, anzi, sentiva una sottile noia per la quotidianità, accentuata dalla giornata grigia nonostante fosse primavera inoltrata. Con la saggezza dei suoi 40 anni sapeva che la vita ti poteva mordere e fare molto male e perciò apprezzava molto le giornate serene in cui si potevano vivere però momenti felici, bastava solo saperli riconoscere. Non pensava a questo mentre attraversava la strada in salita e non fece caso nemmeno al rumore sordo che, quasi improvvisamente, sovrastò tutti gli altri rumori della strada e le fece balzare il cuore nel petto. Ebbe il tempo di voltare appena il volto verso sinistra quando si ritrovò a guardare un'enorme ruota nera che le passava accanto, seguita da una lunga lamiera bianca leggermente schizzata di fango ed ecco un'altra ruota. Respirava ancora quell'aria calda, che sapeva di benzina e di gomma bruciata quando realizzò che una corriera da turismo, di quelle grandi, a 2 piani, le era appena passata a non più di quattro dita di distanza dalla sua spalla. Si incamminò lentamente verso l'autista che, nel frattempo, dopo aver fermato bruscamente il suo mostro, era sceso e si stava massaggiando i capelli. Ma lei non lo osservava, i suoi occhi erano rivolti in alto e guardavano senza vedere l'abituale paesaggio: la cupola del santuario dietro le vecchie mura del paese. Era inondata da una indescrivibile sensazione di sollievo mentre pensava: "Non è successo niente, sono qui, in piedi, ancora cammino, ancora ho mia figlia per mano, ancora posso fare tutte le cose a cui stavo pensando con un po' di noia". L'autista le parlava, la rimproverava, si scusava; il vigile alla fine della salita, era accanto al cartello che chiudeva la strada su all'incrocio ed era ancora voltato e non aveva visto niente. Come in un sogno si ritrovò a fissare gli occhi sbalorditi di un signore con un bambino in braccio che veniva giù davanti a lei; allora si guardò intorno notando che nessuno, tranne lui, aveva visto la scena. "Non è successo niente" furono le parole che disse all'autista e che si ripeté dentro di lei per tutto il giorno. La sera, mentre preparava la cena sorseggiando di tanto in tanto un po' di vino bianco per annebbiare un po' le sue emozioni, le ritornò in mente la visione della cupola del santuario e si ritrovò a pensare che, se fosse stata credente, avrebbe potuto ringraziare la Madonnina per quella specie di miracolo. "Non è successo niente, oggi è ancora un giorno meravigliosamente qualsiasi" continuava a ripetere una voce dentro di lei mentre, a letto, aspettava con impazienza il sonno che, sapeva, avrebbe rimesso in ordine tutti i suoi pensieri. |
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Copyright (C) 2002 Linguaggio Globale - Zopper di Antonio Zoppetti
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