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PER UN'AMICA
(racconto sulla precarietà della scrittura in era predigitale)
Scrivere era la sua vita.
Aveva scritto di tutto: romanzi, racconti lunghi e brevi, poesie, lettere. Anche le frasi più banali, piccoli appunti, bastavano a darle la sensazione di esistere. Era straordinario il modo come dalla sua anima racchiusa e grezza potessero a volte scaturire ed oggettivarsi sulla carta espressioni intense e frasi sublimi. In quei momenti si sentiva proprio posseduta e la scrittura scorreva limpida e veloce. Era forse allora il docile strumento di un genio creativo? Altre volte, invece, l'ispirazione vacillava e dopo correzioni e cancellature si rassegnava a continuare l'indomani. Così indirizzando lodi ed ingiurie, dedicando frasi d'amore, ravvivando ricordi e manifestando rimpianti e nostalgie il tempo era passato e a un certo punto fu chiaro che quell'impegno la stava esaurendo. Ogni nuovo scritto la impoveriva e la rendeva meno precisa, meno lucida. Finì come aveva sempre desiderato e temuto: scrivendo. La parola, chissà quale, le rimase davanti tronca e per quanto cercasse affannosamente di finirla il resto le rimase sulla punta ormai pallida. Peccato che per quella penna non fosse prevista la
ricarica...!
Nando
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