Altrove (di
Proserpina) 

 

Proserpina è una giovanissima scrittrice che ama soprattutto i racconti brevi. Ha pubblicato qualche racconto anche su riviste cartacee, ma è nota soprattutto per le cose che scrive sul WEB. Il suo blog, una specie di sito personale a forma di diario, è uno dei primi che sono stati aperti in Italia, oltre che uno dei più noti. 
Per consultarlo: http://www.pproserpina.net/

 

Fa caldo. Fa molto caldo in questa stanza. 

La chiamo stanza perché non ho altra parola con cui chiamarla. Non ho avuto il tempo di pensarne altre. 

Non ricordo nemmeno come ci sono finita qui, in verità. Una luce più intensa e poi un buco nero. 

Mi sono risvegliata qui. Ed è una stanza. Io la chiamo stanza. Potrebbe essere di tutto.

Quando sono uscita di casa avevo con me un regalo. Non so dove l'ho messo ora. Ho un compleanno tra qualche settimana, non vorrei dover andare a ricomprare il regalo. Qui è buio e non lo vedo, ma quando riparto devo ricordarmi di prenderlo. 

Perché mi trovo in questa stanza non lo so. Io la chiamo stanza, ma non è una stanza. Ve l'ho già detto?

Non so nemmeno da dove sono entrata, per questo sono ancora qui e non esco. E' buio, quindi non vedo la porta. Deve essere una porta piccola, forse, ed io devo esserci entrata per caso. 

Questa sicuramente è una di quelle stanze romane, di quelle che trovi disegnate nei libri, accanto alle anfore e alle sculture bianche. 

Qui non c'è il bianco. Mi ricordo però che sul mio libro di scuola c'era una casa dalla stanza bianca, e dentro al centro un'anfora di argilla gigante dove mettevano l'acqua. Ho fatto un giro, ma qui non si raccoglie l'acqua al centro della stanza. 

Fa caldo, e mi è venuta sete. Ma qui non si raccoglie l'acqua, ve l'ho detto.

Però i muri sono freschi. A volte si staccano anche dei pezzettini, umidi. L'altro giorno, ve lo confesso anche se mi vergogno, ma qui fa caldo ricordatevelo, io sto in una stanza, che io chiamo stanza, in cui fa caldo, l'altro giorno mi sono messa a succhiare un pezzetto di muro umido. Sapeva di umido e di muro, però avevo sete.

Fame non la ho qui. Non so da quanti giorni sono in questa stanza che non ha altro nome che stanza, ma non ho fame. Sete sì, ma quello perché fa caldo.

Ora mi sta venendo anche sonno. Spero non vi dispiaccia se mi appisolo un attimo. Sono giorni che sono sveglia in questa stanza, anche se non è una stanza, ma non so come si chiama.

Io dormo, ma solo un pochino, voi aspettatemi, magari fate un giro, io non so dov’è la porta, sono entrata ma non ricordo come. Aspettatemi allora, io dormo un po'.




Peccato - disse un'infermiera ad una paziente che le si era avvicinata dietro il vetro - in coma a soli 23 anni.



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