Giovani artisti digitali:
MARTA BAROCCI

Marta, che sul web si firma <<<MarZa>>> (un segno grafico oltre che una firma) è una giovanissima grafica e illustratrice, poco più che ventenne. Lavora in uno studio grafico milanese e proviene dalla scuola di illustrazione del Castello Sforzesco. E' radiante e radiosa per essere riuscita a svolgere la professione che più le piace e che le permette di esercitare e affinare il suo talento artistico. Sul lavoro esegue lavori su commessa. Fuori dall'ufficio si lancia in sperimentazioni e lavori che esegue per sé e per diletto. Quello che colpisce è la sua capacità di fondere insieme le tecniche manuali e materiali con le tecniche digitali. 
Le sue illustrazioni, sono in parte fisiche e in parte virtuali. 
Uno dei temi ricorrenti è quello del circo, con una predilezione per la figura del clown: "Mi ha sempre inquietato la figura del clown. E con inquietato intendo un misto di attrazione e di timore. Una sintesi irresistibile". 

"Queste sono alcune tavole che fanno parte di una serie sul circo, uno delle mie primi collages digitali con cui ho partecipato alla Fiera del Libro di Bologna. In questo caso non mi sono ispirata a situazioni reali, piuttosto ho cercato di dar vita a delle immagini che avevo già in testa, un circo surreale e notturno che solleticava la mia fantasia. Mi piaceva l'idea di mostrare i personaggi in situazioni intime, di gioco o di prova, ma dove la magia continua nonostante lo spettacolo sia finito o debba ancora incominciare…un dietro le quinte magico, che al posto di svelare l'uomo dietro la maschera mostra che la maschera fa parte del personaggio stesso…"

Una delle passioni professionali e artistiche di Marta è quella di illustratrice. In questo momento è all'opera per una copertina di un libro che uscirà prossimamente e il cui progetto è ancora top secret. Nei particolari qui sopra si possono invece ammirare la copertina di Un Alieno dentro al naso, un libro di narrativa per ragazzi. L'altro è una scena di Alice nel paese delle meraviglie, una rivisitazione sexy-umoristica del classico di Lewis Carrol. "Si tratta di un progetto in lavorazione, - ci spiega - nato per gioco e come gioco portato avanti. Potrebbe uscirne una strip, un libro illustrato o una carota lessa, su questo Alice ancora non sa decidersi. Ad ogni modo mi pare sia l'espediente perfetto per accostare l'immaginario fantastico al disegno erotico, altro lato dell'Illustrazione che mi affascina".

"I miei lavori cominciano sulla carta, come schizzi, in modo tradizionale. La fisicità nel disegnare, il piacere di far scivolare la penna sul foglio è fondamentale e insostituibile da qualsiasi tecnica digitale. Di solito lavoro in bianco e nero su fogli volanti, schizzi presi al volo nei momenti più diversi. Spesso rimangono schizzi in bianco e nero, altrimenti passo allo scanner e digitalizzo il tutto. A questo punto, passando dal materiale al digitale, rimaneggio e coloro, cambiando continuamente direzione, sperimentando nuove tecniche. Quello che voglio fare è sfruttare al meglio le potenzialità del digitale, per contaminare materia e bit. Nel dare colore alle forme mi servo spesso ancora una volta di materiali fisici, come carta da pacchi, carta vetrata, spazzole, bicchieri e altri materiali che non faccio altro che passare allo scanner e poi impiegare come texture. Si può dire che parto dalla materia (gli schizzi e i materiali) ma poi ne faccio dei collage digitali".


Ma le tue opere, che son digitali e virtuali, dove e come si possono ammirare? Sul web? Non pensi che la caratteristica dell'arte sia quella di avere una materia e una "durata" che vada al di là dei bit? "Non direi. Le mie illustrazioni sono conservate su cd, oltre che nella mia testa. Lì ci son le matrici, i files sorgenti, chiamali come vuoi. Da lì posso replicarle all'infinito come voglio. Possono uscirne delle immagini .jpg leggere da pubblicare in rete, oppure dei files che andranno in stampa. E così talvolta le espongo su web, talvolta le stampo e finiscono in piccole personali che ho realizzato in qualche locale milanese. E ovviamente conservo tutti gli schizzi originali, lo scheletro dei miei disegni, la parte che preferisco. E' come per un film... lo puoi vedere al cinema, in tv o su dvd. Ma il film non è il supporto che lo contiene. Ad ogni modo realizzo anche opere fisiche…"
Per esempio? "Per esempio le teste di cartapesta! Che sono soggetti sempre un po' clowneschi, o comunque caricaturali".
" Sono attratta da profili strani, nasi lunghi, figure irregolari e dal grottesco. Anche in questo caso parto da schizzi sulla carta, faccio dei bozzetti, anche se la casualità e gli istinti del momento hanno spesso il sopravvento! Poi passo alla costruzione del personaggio tridimensionale, che realizzo in cartapesta e poi coloro ad olio. Sono teste alte circa quaranta centimetri. Dimensioni più o meno naturali, come maschere". 
Alcuni mi ricordano i bozzetti di Fellini, a proposito di amore per il circo, che servivano al regista per la caratterizzazione dei personaggi da creare e mettere in scena nei film. " Io però spesso mi lascio andare a un tipo di disegno psicanalitico, per così dire. Comincio a disegnare dei tratti e inseguo le forme che mi vengono dall'inconscio, forse, associazioni di segni invece che di parole, fino a che non spunta qualcosa di conosciuto... come quando in una nuvola informe di fumo all'improvviso scorgiamo un volto... Certe volte ho anche tentato con amici e altri artisti di giocare con i tratti in modo combinatorio, realizzando degli incipit grafici che venivano continuati a turno dando libero sfogo a creazioni collettive..."

A proposito di contaminazioni e ricombinazioni trovo bellissimi i lavori che fai digitalizzando allo scanner oggetti tridimensionali e parti del corpo. Il risultato sono delle fotografie, se così si possono chiamare, rimaneggiate e ricomposte con giochi di luci e deformazioni su sfondi neri... "Beh, diciamo che dopo mesi di scansioni di schizzi e texture mi è sembrato naturale digitalizzare anche me stessa in quel modo…e in seguito anche altre persone!
Lo scanner è un mezzo comodissimo per lavorare a
patchwork anche con gli oggetti e il corpo, in più li caratterizza diversamente rispetto a una fotografia. Non permettendo regolazioni di messa a fuoco o grandi possibilità di inquadratura, le immagini risultanti sono sempre molto simili fra loro, frontali, contrastate e galleggianti nel nero. Insomma dalle limitazioni del mezzo scaturisce un carattere ben preciso, che io mi limito ad accentuare e combinare. Et voilà! Il risultato, a volte un'associazione, a volte una ricomposizione…".

(Milano, 10 giugno 2004 - intervista by zop)

Se vuoi contattare l'artista via mail: marzotta@email.it



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