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La critica al razionalismo
A partire dal 1968, Feyerabend comincia ad allontanarsi anche dalle idee del suo maestro Karl Popper, uno dei maggiori esponenti del
razionalismo critico, perché individua in lui un 'residuo
empirista'.
Il distacco, con gli anni, diviene sempre più netto e la critica coinvolge l'intero razionalismo critico popperiano. Nel
Dialogo sul metodo Feyerabend dice di considerare il razionalismo critico "un confuso vaneggiamento sulla scienza". Secondo Feyerabend, infatti, la concezione di Popper è troppo rigida, schematica e irrealistica, perché non si accorge che "la scienza è molto più 'trascurata' e 'irrazionale' della sua immagine metodologica. […]
Senza 'caos' non c'è conoscenza. Senza una frequente rinuncia alla ragione non c'è progresso. Idee che oggi formano la base stessa della scienza esistono solo perché ci furono cose come il pregiudizio, l'opinione, la passione; perché queste cose si opposero alla ragione; e perché fu loro permesso di operare a modo loro". In contrapposizione al razionalismo critico Feyerabend professa una concezione
anarchica della conoscenza.
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