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La critica all'empirismo
Le critiche di Feyerabend all'empirismo iniziano fin dal 1958. Per Feyerabend non è più valido dire che un enunciato osservativo viene accettato o rifiutato con un semplice sguardo, cioè basandosi sull'esperienza: adesso anche le osservazioni dei fenomeni vanno
imparate esattamente come le teorie. Questo significa che non esiste dato osservativi neutro, in grado di fornirci una griglia interpretativa dei fenomeni valido una volta per tutte, ma tutto è soggetto a interpretazioni continue che variano al variare delle nostre conoscenze, teorie, credenze.
Da queste obiezioni, Feyerabend ricava una tesi alternativa, che può essere definita come un tentativo di
interpretazione realistica dell'esperienza: ogni asserto diventa correggibile e alterabile perché non è più legato ai 'fatti', ma alle teorie da cui le osservazioni dipendono, il significato cioè filtra dall''alto' (ossia dalla teoria).
Un esempio è fornito dalle arti magiche. Molti testimoni oculari hanno affermato di aver realmente visto il diavolo. Non c'è motivo per credere che stessero mentendo o che fossero osservatori distratti. Tuttavia oggigiorno la testimonianza di quei fenomeni è solo la cronaca di un'illusione. La conclusione è che non si deve dare troppa importanza a 'ciò che vogliamo dire' con una frase, occorre invece essere disposti a cambiare quel che abbiamo detto circa questo significato quando ne sorge la necessità. "Un eccessivo interesse per i significati può portare al dogmatismo e alla sterilità, mentre i requisiti del progresso scientifico sono la flessibilità e una certa trascuratezza nelle questioni semantiche"; infatti gli scienziati progressisti spesso hanno fatto uso di teorie assurde, antiche e antidiluviane.
Feyerabend recentemente ha sostenuto che anche la presunta realtà offerta dalla scienza deve essere costantemente ridefinita per potersi adattare alla teoria del momento. Non esiste il mondo 'reale' come una "entità statica popolata da formiche pensanti che, brulicando sulle sue crepe, gradualmente scoprono le sue caratteristiche senza influenzarlo in alcun modo. È un'entità dinamica e multilaterale che influenza e riflette l'attività dei suoi esploratori".
L'empirismo, quindi, secondo Feyerabend è una corrente di pensiero che ostacola il progresso imponendo una cristallizzazione dogmatica delle idee in nome dell'esperienza. Occorre ammettere invece un confronto tra idee con idee, anziché con l'esperienza, e quest'ultima -così concepita- "non è più un approccio graduale alla verità, è piuttosto un
oceano, sempre crescente, di alternative reciprocamente incompatibili (e forse anche
incommensurabili)".
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