|
E' possibile misurare l'importanza di un artista dalle tracce che ha lasciato di sé nella lingua e nel dizionario? Non sto parlando dei tormentoni televisivi che poi vengono ripetuti e imitati da tutti nel tam tam orale della vita quotidiana... dalle battute di Zelig a quelle delle pubblicità più in voga. Sto parlando della lingua italiana, della lingua scritta, dei dizionari.
Ho provato ad applicare questo insolito approccio a un personaggio come Federico Fellini (1920-1993).
Avendo la fortuna di lavorare sulla scrittura e sulla lingua italiana utilizzando strumenti informatici, che se si sanno usare in modo intelligente consentono analisi linguistiche potentissime, ho provato a cercare "fellini" nel Devoto Oli in versione elettronica (cd-rom realizzato nel 1993). Naturalmente in un dizionario cartaceo non troveremmo mai il lemma "Fellini". Tuttavia, ricercando la parola non tra i lemmi, ma all'interno delle definizioni, e attraversando un dizionario in modo trasversale grazie al computer, ne escono magicamente 6 parole la cui etimologia o il cui uso deriva dall'opera del grande maestro del cinema. Poi, non ho fatto altro che misurarne le occorrenze all'interno di banche dati giornalistiche quali quelle dell'ANSA, per verificare che effettivamente venissero usate con una certa frequenza. Il risultato credo sia interessante.
Senza gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione oggi, un articolo del genere sarebbe potuto uscire solo dalla testa di un rinomato linguista o di un esperto cinematografico di alto livello. Invece, grazie alla tecnologia che permette di estrarre le informazioni in modo trasversale e regala l'accesso alle informazioni a tutti, anche un ragazzo di 25 anni (questa era la mia età quando l'ho scritto) si ritrova in grado di assemblare delle informazioni che in altro modo sarebbero inaccessibili. E questa considerazione è molto più importante dei risultati che di seguito riporto, credo.
Felliniano, è già un aggettivo indicativo. Ma questo termine non si trova soltanto nell'accezione, banale, di seguace o ammiratore di Fellini. Felliniano indica un preciso e inconfondibile stile, un modo di dipingere e di caricaturare delle persone. Felliniana è l'atmosfera che caratterizza la poetica peculiare del regista, che si respira in tutti i suoi film e che si può adoperare per descrivere una scena assurda, esagerata o finta, come una situazione fellinana o una festa felliniana, per esempio. Oppure un personaggio felliniano, con le sue precise connotazioni caricaturali o ridicole; o ancora una donna dalle rotondità felliniane, espressione che evoca immediatamente le forme di Anita Ekberg in La dolce vita o ne "Le tentazioni del dottor Antonio", o ancora quelle ancor più esagerate della tabaccaia di
Amarcord.
Amarcord, girato da Fellini nel 1973, è una sentita rievocazione dei ricordi della propria infanzia a Rimini. Ed ecco un’altra parola che è entrata nella lingua italiana in seguito al successo di un film. Amarcord è una voce dialettale romagnola che letteralmente significa "mi ricordo". In seguito al grande successo della pellicola, questo termine è uscito poco a poco dal suo contesto regionale. Così "amarcord" è diventato sinonimo di ricordo carico di nostalgia, di rievocazione nostalgica del passato, di riflessione su "come eravamo".
Una sorte analoga aveva avuto anche il termine vitellone che non è stato di certo coniato da Fellini, ma proprio grazie al successo della pellicola
I vitelloni (1953) è divenuto popolare e si è diffuso per indicare il personaggio del giovane provinciale, incapace di emergere come vorrebbe dalla propria mediocrità e, proprio per questo, ozioso e pigro, come appunto i giovani sfaccendati descritti nel film.
E, a proposito di modi di vivere, anche la locuzione dolce vita, è entrata nella lingua italiana, spesso associata a comportamenti licenziosi e corrotti, con il significato suggerito dall’omonimo film del 1959, nel quale il regista descrive la vita vuota e finta di una élite di personaggi che per sfuggire alla mancanza di scopi e di valori insegue una serie di forti emozioni.
Ma non tutti sanno che da questo film nasce anche la parola dolcevita. Molti dei personaggi, infatti, indossavano il caratteristico maglione a collo alto e aderente che può essere rovesciato. Così, nel linguaggio della moda, dolcevita (o dolce vita) è diventato il termine per indicare questo tipo di indumento.
Infine, un altro neologismo che con fortuna è uscito da questo film per entrare a far parte dei vocaboli della lingua italiana è il termine paparazzo. Originariamente era il nome di un personaggio de
La dolce vita (interpretato da Walter Santesso) di professione fotografo scandalistico. Questo nome, che risuona risibile e spregevole nello stesso tempo e che non sappiamo se sia scaturito dalla fantasia di Fellini o semplicemente sia una distorsione di qualche voce preesistente, per antonomasia è entrato nella lingua italiana usato per lo più per designare un fotografo indiscreto e senza scrupoli, che si apposta furbescamente nella speranza di strappare a un vip qualche foto compromettente. Negli articoli di cronaca si ritrova di frequente.
|