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L'idea che gli animali e le specie non fossero qualcosa di
immutabile, ma potessero nel corso dei secoli trasformarsi ed evolvere, si è
affacciata per la prima volta in modo consapevole e coerente nel XVIII secolo.
Questo nuovo punto di vista da cui guardare alla zoologia e alla storia
naturale, costituiva una rivoluzione concettuale che rovesciava completamente la
visione scientifica tradizionale. In un epoca in cui scienza e religione non
erano ancora ben differenziate, e in cui le verità scientifiche non potevano
contraddire quelle religiose, l'idea che reggeva le scienze naturali era quella del creazionismo
fissista. In altre parole, Dio, con un atto creativo iniziale, aveva posto sulla
Terra un certo numero di specie di animali e piante che si riproducevano
immutate nel corso dei secoli. Il compito del naturalista, in quest'ottica, era
quello di individuare queste specie, classificarle e dare loro un nome,
descriverle, e comprenderne il funzionamento e le strutture. Questo era il
programma di scienziati come il celebre tassonomista svedese C. Linneo (1707-1778), di cui
ancor oggi usiamo il criterio di classificazione binario. Il finalismo della
natura, il fatto cioè che gli esseri viventi possiedono delle strutture
perfettamente adeguate per il compimento di certi scopi - gli uccelli hanno le
ali per poter volare, i pesci le branchie per poter vivere nell'acqua e così
via - era spiegato con l'intervento di Dio che aveva progettato la natura in
modo perfetto. In quest’ottica l'anatomia comparata, che studia le omologie
tra le differenti specie - per esempio le ali degli uccelli, gli arti dei
mammiferi e le pinne dei pesci - metteva in luce come Dio avesse utilizzato un
solo progetto che aveva variato in tutti i modi possibili.
Come era successo qualche secolo prima con Galileo, che
aveva costruito una scienza sull’osservazione e la sperimentazione e non sulle
Sacre Scritture, anche per le scienze della vita, intorno al 1700, il modello
creazionista della scienza ufficiale dell’epoca entrò in crisi e venne
rovesciato in un modo simile a quello della “rivoluzione copernicana”.
Scienziati come P. L. M. de Maupertuis (1698-1759) e filosofi come D. Diderot
(1713-1784), partendo dallo studio delle ibridazioni e dell'ereditarietà dei
caratteri alla prole, avevano intuito una spiegazione che rovesciava l'apparente
finalismo della natura: le strutture degli animali sono perfette perché gli
animali imperfetti e i "mostri" non sono sopravvissuti. La natura non
è perfetta, i "mostri" nascono tutti i giorni, ma non possono
sopravvivere né riprodursi. Sviluppando queste considerazioni Maupertuis e
Diderot arrivarono persino a prendere in considerazione l'idea di un prototipo
di tutti gli animali che si sarebbe con il tempo variato in tutti i modi
originando tutte le forme di vita presenti nel mondo.
Negli stessi anni,
G. L. L. de Buffon (1707-1788), nella
sua imponente Storia Naturale in 36 volumi, descriveva gli animali
accentuandone la trasformabilità. In polemica con Linneo, credeva che una
classificazione degli animali fosse soltanto una comoda convenzione dell'uomo
che non rispecchiava la realtà della natura. Le specie, infatti, avevano una
storia di incroci, di parentele, di estinzioni, di cambiamenti avvenuti a
seconda del clima e dell'ambiente: non era quindi possibile classificarle come
qualcosa di immutabile e fisso. Se Buffon non accettò mai l'ipotesi di un
progenitore comune per tutti gli animali, parlava però di un piccolo numero di
specie originarie da cui tutte le altre sarebbero derivate.
Agli inizi del 1800, J. B. P. A. Lamarck (1744-1829)
formulava alcune teorie sulla trasformazione e sull'evoluzione degli animali
molto più articolate. Le specie si sarebbero evolute grazie a una tendenza
interna di ogni organismo a modificarsi secondo gli stimoli dell'ambiente e grazie all'ereditarietà dei caratteri
acquisiti. Le giraffe, per fare un esempio classico, nello sforzo continuo di
raggiungere le foglie più alte avrebbero allungato il collo, trasmettendo questa caratteristica alla discendenza che, a
sua volta, avrebbe perpetuato lo stesso meccanismo fino a generare le specie
attuali.
INTRODUZIONE
CHARLES DARWIN
LA SINTESI MODERNA
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