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- Raffaele Caiazza -
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| Praga - La tomba di due giovani che si sono dati fuoco per protesta durante la "primavera" |
In un clima di tensione sempre crescente tra URSS e Cina, i dirigenti Sovietici si mostrarono intransigenti verso l'ampio e interessante esperimento di liberalizzazione della Cecoslovacchia, nel 68', che culminò nella cosiddetta "Primavera di Praga". Gli eventi ebbero inizio nel Gennaio del
'68, quando Dubcek sostituì Novatny nella carica di primo segretario del partito comunista cecoslovacco.Dubcek, era in realtà leader dell'ala innovatrice che, con l'appoggio entusiastico di studenti, intellettuali e operai, introdusse nel sistema socialista, elementi di pluralismo economico e politico. Egli annunciò, in un primo momento, la soppressione della censura, in seguito fece emergere la volontà, sia di riformare radicalmente l'economia del paese, abbandonando il centralismo e l'industrializzazione presente, sia di espandere la libertà, fino a favorire un'articolazione pluralista del sistema politico. Questo nuovo orientamento fu definito "socialismo dal volto umano". Questo processo di liberalizzazione, a cui contribuirono in particolar modo gli intellettuali, preoccupò i dirigenti sovietici, che intravidero nella "Primavera di Praga" una minaccia per il regime comunista e per il "patto di Varsavia", temendo un "contagio" nel campo socialista. L'esponente ceco, tentò invano di rassicurare i sovietici, poiché fra il 20-21 dell'agosto del 68' le truppe del patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia; tuttavia stroncare la "primavera di Praga" si rivelò più arduo del previsto, in quanto era difficile individuare un gruppo dirigente disposto a sostituire quello presente. Nonostante le pressioni di Mosca la situazione rimase incerta per mesi, fino a quando fu concretizzata la fase della normalizzazione nella Primavera del '69 e salì al potere Husek.
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