- Raffaele Caiazza -

PERCORSI INTERDISCIPLINARI SUL DISAGIO GIOVANILE:  La contestazione giovanile negli anni '60 CONTESTO STORICO: Kennedy e la guerra fredda  - La guerra del Vietnam 
I difficili rapporti tra URSS e Cina  - La primavera di Praga  - Il '68
  SUGGESTIONI E CULTURE: Il buddismo  - Movimenti artistici  - Il panorama musicale  - Analisi di Blowing in the wind di Bob Dyland  - Letteratura italiana: Moravia e Pasolini - Letteratura straniera: Kerouac - Filosofia  APPROFONDIMENTI: La contestazione giovanile nell'Antica Roma: Catilina

APPROFONDIMENTI: La contestazione 
giovanile nell'Antica Roma

Rovine romane 
Anche nell'antichità si è avuto il fenomeno della contestazione, il De Bellum Catilinae di Sallustio ce ne dà un esempio poiché tratta la figura di un personaggio, Catilina, in conflitto con la società che cerca di cambiare radicalmente con una congiura. 
Il BELLUM CATILINAE è una delle due monografie scritte da Sallustio tra il 43 ed il 40. Alle sue due monografie Sallustio antepone un proemio di una certa estensione, nel quale egli vuole giustificare la sua decisione di aver abbandonato la vita politica per dedicarsi alla stesura di opere storiche. I proemi sallustiani rispondo all'esigenza profonda di dare conto della propria attività di intellettuale di fronte ad un pubblico come quello romano. Egli attribuisce alla storiografia, un valore minore rispetto alla politica: per lo scrittore la storiografia è strettamente legata alla prassi Politica. Nei proemi delle monografie vi sono pochi cenni autobiografici, che per la maggior parte spiegano l'abbandono della vita politica con la crisi, che ha irrimediabilmente corrotto le istanze e la società. In essi, Sallustio denuncia l'avidità di ricchezza e di potere come i mali che avvelenano la vita politica romana. La nostra attenzione si focalizza sul Bellum Catilinae che illumina il punto più acuto della crisi, il delinearsi di un pericolo sovversivo di qualità finora ignota allo stato romano. L'opera di Sallustio ci fornisce molte informazioni sulla lotta delle partes degli ultimi anni della Repubblica. Questa è in breve il riassunto dell'opera: dopo il proemio, Sallustio traccia il ritratto di Catilina, un personaggio contraddittorio, di animo energico, ma irrimediabilmente degenere (è un aristocratico di antica famiglia, favorito dal regime sillano, ma poi rovinato dai debiti). I facinorosi che Catilina ha raccolto attorno a sé, cercano un mezzo per sfuggire alla miseria o ai tribunali, e sono aristocratici corrotti dal nuovo costume decaduto, conseguenza del dilagare del lusso e delle ricchezze. Catilina organizza la congiura ma viene tradito, scoperto, condannato e costretto a sfuggire. In Senato, intanto, si dibatte sulla sorte di quei congiurati che, meno fortunati di Catilina, sono stati arrestati. Spiccano, messi a confronto, i discorsi di Cesare e Catone; il primo chiede una condanna mite, il secondo insiste per la condanna a morte. Mentre i complici vengono giustiziati, Catilina tenta di rifugiarsi in Gallia, ma viene intercettato da un esercito al comando del nuovo console Manlio; così, costretto ad accettare battaglia presso Pistoia, muore combattendo valorosamente.

Dai discorsi che Catilina pronuncia nella monografia sallustiana, affiorano più di una volta i motivi profondi della crisi che da qualche tempo travaglia lo stato romano: da una parte pochi potenti che monopolizzano cariche politiche e ricchezze, dall'altra una massa senza potere, coperta di debiti e priva di vere prospettive future.
L'immagine, che lo storico ci dà di Catilina, è dominata dall'esigenza moralistica; mentre descrive l'operato del suo personaggio, Sallustio lo giudica. Il tentativo di Catilina, serve a Sallustio per condurre un'appassionata analisi della decadenza repubblicana, del degenerare delle lotte, della corruzione diffusa, questo è il primo excursus.
Un secondo excursus, collocato al centro dell'opera, denuncia la degenerazione della vita politica romana nel periodo, che va dalla dominazione di Silla alla guerra civile fra Cesare e Pompeo. Proprio da Cesare, Sallustio auspicava l'attuazione di una politica autoritaria che sapesse porre fine alla crisi dello stato, ristabilendo l'ordine della res pubblica, rinsaldano la concordia fra i ceti possidenti, restituendo prestigio e dignità al senato. Nel Bellum Catilinae vi è una parziale deformazione del personaggio di Cesare, purificandolo da ogni contatto e legame con i catilinari ed evitando la condanna esplicita della sua politica come capo dei populares. Significativa, per capire la posizione di Sallustio, è anche la contrapposizione dei ritratti di Cesare e Catone, che egli delinea subito dopo il loro intervento in senato, a proposito della sorte da riservare ai catilinari. Sallustio, sembra essere stato il primo a tentare una riflessione serena sui due personaggi, che erano stati fieramente avversi, e arriva ad una sorta di "ideale" conciliazione fra i due. Differenziando i mores dei due personaggi, Sallustio voleva affermare che entrambi erano positivi per lo stato romano, anzi nelle loro virtù individua virtù complementari. 

I capitoli del De Coniuratione Catilinae che più, a nostro avviso, riguardano il disagio giovanile sono il III, 3-5; IV, 1-5. Se mettiamo a confronto uno dei capitoli del proemio del De Coniuratione Catilinae con l'introduzione alla rivolta vera e propria: c'è un legame politico tra la generazione di Sallustio e quella di Catilina; a Sallustio appartengono, infatti, le stesse aspirazioni alla trasformazione dello Stato e del senato, fino a un certo punto anche lo stile e i metodi di Catilina, finché non si riveleranno soltanto un pericolo, perché incapaci di produrre un nuovo ordine. Nei capitoli introduttivi (I-IV), Sallustio giustifica il suo otium collegandolo al suo passato di studioso e di filosofo. Il giovane provinciale sabino, infatti, aveva in un primo tempo aderito al cenacolo pitagorico di Nicola Figulo, filosofo dagli accesi ideali repubblicani e convinto sostenitore della assoluta autonomia dell'intellettuale. Più tardi, la vita politica aveva attirato Sallustio (III, tre), che si era trovato nel pieno della trasformazione del costume politico di quei tempi, condizionato da ambitio… invidia… (III, 4-5), tutte malattie che il giovane condividerà con gli altri ambiziosi della sua generazione.
In questa chiave, lo studio della congiura di Catilina, assume subito il carattere dell'exemplum: tratta di un delitto senza precedenti, novitate periculi (IV, 4), segno di un mutamento di costume morale e politico. La partecipazione di Sallustio a quello stesso clima, al sua contiguità con gli ambienti descritti, da cui lo storico dice di aver ormai preso le distanze, è testimoniata dal riferimento ad altri.
Il capitolo III del De Coniuratione Catilinae è il seguente: "Ma io giovane, dapprima come i più fui trascinato dall'ambizione alla vita pubblica e qui molte avversità incontrai. Infatti la temerarietà, la prodigalità, l'avarizia dominavano al posto della virtù, del perdere, della moderazione. I quali mali, sebbene l'animo non esperto delle arti malvagie disprezzasse tuttavia l'età acerba corrotta era dominata dall'ambizione e, benché vi scostassi dai cattivi costumi degli altri, il desiderio di onore non meno tormentava me con la stessa cattiva reputazione e la stessa maldicenza con cui gli altri." 
Il contenuto del Capitolo IV che è il proemio dell'opera è: "Dunque, quando l'animo ebbe pace dalle molte difficoltà e dai pericoli ed io decisi di tenere la restante vita lontano dalla cosa pubblica, non ebbi l'idea di consumare il buon tempo libero in pigrizia, né, in vero, ebbi l'intenzione di passare la vita coltivando un campo o cacciando, (che sono) occupazioni da schiavi; ma, essendo ritornato a quella stessa impresa e passione dalla quale mi aveva allontanato la cattiva ambizione, decisi di scrivere, per sommi capi, le imprese del popolo Romano, come cose che sembravano degne di memoria, tanto più perché il mio animo era libero dalle speranze, dai timori e dai divisamenti della repubblica.
A dunque, esporrò brevemente della congiura di Catilina, quanto più veracemente potrò; infatti io ritengo soprattutto memorabile quel misfatto per la inusitatezza del crimine del pericolo. Prima di dare inizio alla narrazione devo esporre poche cose nei confronti del costume di quell'uomo."

 


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CONTESTO STORICO 
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