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Raffaele Caiazza - |
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PERCORSI
INTERDISCIPLINARI SUL DISAGIO GIOVANILE: La contestazione giovanile negli anni '60
CONTESTO STORICO: Kennedy e la guerra fredda
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La guerra del Vietnam - |
Dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni 60' la cultura è stata fortemente influenzata da fenomeni di costume che ne hanno caratterizzato le svolte nei vari settori, dal letterario, al musicale, al figurativo, al teatrale. Alla base di questi fenomeni possiamo individuare una tendenza generale:
la contestazione.La cultura della contestazione ha interessato soprattutto il mondo giovanile, manifestandosi sia in America sia in Europa con atteggiamenti ribellistici, provocatori, anticonformistici e trasgressivi. All'origine della rabbia giovanile stava la contestazione del sistema borghese capitalistico, l'ansia per un futuro su cui pesava il pericolo di una guerra atomica e il violento scontro generazionale. Essi rifiutavano la loro società, accusata di appiattire l'uomo, dequalificare l'intellettuale e mercificare tutto, anche l'arte e il pensiero.
Un fenomeno europeo di protesta giovanile è stato quello dei"giovani arrabbiati" (Angry Young Men). Nasceva nel 1957 in Inghilterra ed era animato da uno spirito trasgressivo nei confronti della morale tradizionale e del conservatorismo della società inglese. Attraverso la drammaturgia e la narrativa, questi giovani aggredivano il reale, presentandolo nella sua forma più bassa e frustrante usando un linguaggio basato sullo slang, in altre parole termini gergali e dialettali.Un similare fenomeno di protesta socio-esistenziale, è stato quello della "beat generation", sviluppatosi in America fra la metà degli anni 50' e 60', con forti concentrazioni a San Francisco e a New York; in esso interagiscono fattori psicologici, di costume e di moda, e prese di posizione morali, intellettuali ed artistiche. La società americana, di questo periodo, è percorsa da mille contraddizioni che finiscono per bloccarla in un immobilismo senza avvenire e senza speranza. Infatti, per un verso gli USA, che hanno combattuto in difesa della democrazia contro le barbarie naziste, sono considerati da molti il simbolo dalla libertà e della giustizia; dall'altro vivono sotto l'incubo della guerra fredda, costantemente minacciati dal rischio di un conflitto nucleare. Inoltre, la paura del comunismo, scatena una vera e propria persecuzione nei confronti di tutti coloro, in particolare intellettuali e artisti, che hanno manifestato o manifestano simpatie per la sinistra (la cosiddetta "caccia alle streghe" orchestrata dal senatore Mc Carthy). Tutto ciò crea un clima pesante, che fa vacillare l'immagine del paese, da sempre considerato la culla della libertà. Sul piano dei costumi, per un verso si assiste al dilagare del consumismo, nel quale sembra essersi incarnata la promessa di felicità, garantita dal primo articolo dalla Costituzione, per altro persistono modelli di vita conformistici che bandiscono, come attività pericolose e immorali, il ballo, le relazioni sessuali e le corse in motocicletta.
I giovani della beat generation non si riconoscono in questo tipo di società ed esprimono il loro rifiuto con un atteggiamento nel quale confluiscono spinte diverse: ribellione, manifestata attraverso la scelta di
un'esistenza vagabonda sulle strade e sui treni d'America e attraverso la libertà sessuale, rinunzia, voglia di una vita sfrenata e senza regole, esigenza d'autenticità e onestà in qualsiasi tipo di rapporto, vita comunitaria ecc. Essi, infatti, ritengono che solo rifiutando in blocco la civiltà moderna sia possibile salvare l'uomo com'essere umano; scaturisce da qui quella che essi chiamano "disaffiliazione", in altre parole un totale e consapevole
estraneamento dalla società. Si tratta di un atteggiamento volutamente passivo, che non si propone di abbattere le istituzioni per stabilirne altre più consone alle esigenze dell'uomo, ma contrappone, alla falsità della società borghese, la chiusura in un proprio mondo solitario, del quale fanno parte solo coloro che condividono gli stessi ideali. Ciò significa che mancava alla
beat generation quello spirito eversivo proprio delle avanguardie storiche. Dietro i loro atteggiamenti provocatori, non c'era la volontà ideologica di cambiare il sociale, ma solo il distacco e la fuga dai modelli societari. A tutto ciò essi reagivano con "l'assenza, " una particolare categoria dello spirito, in cui coesisteva la fuga, il viaggio e il nomadismo. I
beatnik, come essi amavano definirsi, basavano inoltre la loro esistenza su una socialità e morale naturali, non regolate da leggi, e su un'assoluta onestà e franchezza; erano pacifisti, non avevano alcun interesse per il denaro, facevano uso di droghe e amavano la musica jazz. Tutti questi atteggiamenti, trovano proprio piena espressione nel termine
beat, che ha in inglese il significato di "battuto" e al tempo stesso di "beato". Vuole, cioè, esprimere da un lato il rifiuto volontario di una società, nei confronti della quale ci si sente necessariamente sconfitti e dall'altro la felicità che da quest'atteggiamento ne deriva.La protesta beat investiva in primo piano il comportamento e l'abbigliamento. Il linguaggio era aperto e libero, non privo di termini volutamente osceni. L'abbigliamento era dichiaratamente anticonvenzionale, basato su jeans e maglioni sdruciti, scarpe da tennis o di corda, occhiali scuri e medaglioni attorno al collo; la capigliatura tendeva a coprire le orecchie. Perciò si fabbricavano medaglioni, pendagli, abbigliamento. Venivano costruite discoteche e luoghi di ritrovo beat. Ciò creava un'ulteriore differenza con le avanguardie storiche, poiché mentre esse creavano una netta lacerazione con la società e la storia, il movimento beat apriva sempre più le porte al consumismo contemporaneo. Dunque, il sospetto e il rifiuto, di fronte ad una civiltà impregnata di razionalismo, sfociava nell'interesse per le filosofie mistiche orientali, soprattutto per il buddismo zen. D'altro canto, sul piano letterario, il movimento è stato tipologizzato in alcune opere del tempo, che sono diventate una sorta di Vangelo per i giovani beat: Il giovane Holden, di Salinger, ove si descrive, con viva adesione al mondo giovanile e al suo gergo (slang), il senso di disagio e d'angoscia che caratterizzava le generazioni a contatto con la civiltà consumistica, schiavizzata dal mito del denaro e del benessere. Kerouac, in particolare, è l'autore di quella che può essere definita la bibbia dei beatnik, il romanzo Sulla Strada, scritto nel 1951 e pubblicato nel 1957. Ne è protagonista Sal Paradise, il quale narra i suoi viaggi attraverso l'America del nord, negli anni 47-50, e i suoi incontri con Karl Marx e Dean Moriarty. I tre personaggi sono personificazioni rispettivamente di Jack Kerouac, Allan Ginsberg e Neal Cassady. Nel corso dei loro viaggi, compiuti coi mezzi più disparati, i tre giovani ricercano tutti i piaceri che la vita può dar loro, da quelli intellettuali alle visioni stimolate dell'alcol e dalla droga, alle eccitazioni provocate dalla velocità nella guida e dalla musica jazz, al godimento sessuale volto a colmare un profondo bisogno d'affetto. Al tempo stesso, però, acquisiscono anche l'esperienza della vita vissuta dai vagabondi, dai poveri, dagli emarginati dalla società e ne traggono un profondo senso di compassione e solidarietà. Il romanzo si conclude con il ritorno alla tristezza del vivere quotidiano. Sul piano cinematografico, la figura del giovane ribelle, sensibile e infelice è stata incarnata da attori quali James Dean (nella foto), protagonista di Gioventù bruciata e da Marlon Brando nel film Il selvaggio, divenuti entrambi simboli della rivolta giovanile contro un mondo adulto visto come fonte di noia, di sottomissione e viltà.
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