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Il rapporto tra gli italiani e i tedeschi, non fosse altro che per la storia e la mentalità differenti di questi due popoli, è più difficile di quanto non appaia
a una prima occhiata. Le allegre serate dei turisti tedeschi nei "grill
teutonici" sulla costa adriatica non possono ingannare né sul fatto che resti una parte di reciproca incomprensione, né sul fatto che ci siano sempre motivi di risentimento. Gli italiani, così è stato espresso una volta,
"rispettano i tedeschi, ma non li amano. I tedeschi invece amano gli italiani, ma non li
rispettano."
Le conseguenze psicologiche dell'occupazione tedesca nell'Italia del 1943/45 non sono state ancora completamente superate. L'orrore della dittatura nazista/fascista con i suoi campi di concentramento è diventato indimenticabile. Quindi siamo noi, la terza generazione, a dover operare insieme per costruire un'Europa unita.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la politica di personalità come Adenauer e De Gasperi sono la
testimonianza di un efficace operato che va appunto in questa direzione. Ma oltre alla collaborazione politica fra Repubblica Federale di Germania e Repubblica Italiana, è soprattutto la cooperazione economica ad essere stata perseguita e incentivata. Oltre a ciò, vanno poi tenuti
nella dovuta considerazione i più di 100 gemellaggi fra città italiane e tedesche, nonché un numero altrettanto elevato di iniziative ed istituzioni culturali private in entrambi i paesi, tutte testimonianze del fatto che l'interesse di cooperazione reciproca è tuttora notevole, e che certamente esso potrebbe venire ulteriormente sviluppato.
Ai tempi del
boom economico, in Germania c'era bisogno di manodopera straniera. Perciò si firmarono i contratti tra
i sindacati italiani e tedeschi. La prima grande importazione di manodopera, proveniente soprattutto da Puglia, Sardegna, Campania e Sicilia, giunse in Germania alla fine degli anni Cinquanta.
Per il lavoro, gli immigrati italiani hanno dovuto rinunciare a molto, in particolare alle loro famiglie, alla propria cultura locale, agli amici...
Mio padre arrivò in Germania nel 1958 e trovò lavoro presso un cantiere navale amburghese. All'inizio l'integrazione degli italiani - come di molti altri stranieri - non ha funzionato molto bene, soprattutto per via dei problemi di comunicazione e delle culture differenti. Con il tempo però gli italiani si sentivano sempre meno sradicati. La mentalità inizialmente diffusa tra gli immigrati sognava un po' ingenuamente di guadagnare velocemente molti soldi nel giro di pochi mesi. Tutti volevano tornare a casa il più presto possibile per costruirsi un'esistenza sicura in patria con i risparmi accumulati. Ma nella realtà i mesi diventavano anni o decenni, e così qualcuno è ancora oggi in Germania, e mentre il sogno del ritorno al proprio paese, dai parenti e dagli amici, si sbiadiva di giorno in giorno, alcuni hanno sposato donne tedesche, come nel caso dei miei genitori.
Ed è proprio da queste storie di integrazione che si deve partire per offrire agli stranieri delle opportunità di sviluppo nel nuovo ambiente culturale: bisogna che italiani e tedeschi abbiano la possibilità di conoscere le rispettive culture. Ma per la figlia di un italiano in Germania, di madre tedesca, non era facile tenere vivi i contatti e i legami con i parenti e la cultura paterna.
Fino a qualche decennio fa il mezzo di comunicazione più immediato era il telefono, ma le telefonate erano piuttosto costose. Un primo grande salto culturale è avvenuto poi con l'invenzione delle antenne paraboliche, il che ci ha consentito di poter guardare i programmi televisivi italiani. Così anche noi italiani di seconda e terza generazione potevamo finalmente avere a disposizione un punto di riferimento culturale di lingua italiana, oltre a una serie di altre offerte più saltuarie che la vita culturale tedesca propone, come per esempio i film, i concerti o le esposizioni che arrivano dall'Italia.
Oggi, grazie all'affermazione e alla diffusione dei computer e di internet, è per noi diventato molto più facile prendere parte alla vita culturale italiana anche a distanza. Navigando nella rete posso informarmi regolarmente sulle varie vicende politiche e culturali, e da questo punto di vista ho le stesse opportunità di un italiano geograficamente tale. Le nuove tecnologie hanno rappresentato per noi italiani all'estero un moltiplicatore sociale che ci aiuta a costruire una convivenza europea.
Grazie a questi nuovi media sarà forse possibile realizzare con molta più facilità l'ulteriore integrazione che ci auspichiamo, e cioè la promozione e l'approfondimento dell'amicizia italo-tedesca ad ogni livello. Così forse sarà possibile rovesciare alcuni luoghi comuni diffusi da smitizzare, per esempio che gli italiani non sono soltanto i "latin lover" della tradizione e d'altra parte
che i tedeschi sono differenti dal
naziskin stereotipato che si trova regolarmente pubblicato sulla prima pagina dei giornali internazionali.
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