Cenni di storia del costume 
(di Eno e Isabella Santecchia)

 

Gli anni '20, '30 e '40
Bellezza ed eleganza, ma la guerra incombe
La figura femminile dal 1920 al 1930 venne radicalmente mutata; le ragazze cercarono di assomigliare ai ragazzi e si adottò una linea liscia per l’abito. A causa di questi radicali cambiamenti molte case di moda sparirono (specialmente quelle francesi); nacquero però due nomi che diverranno famosissimi: Chanel e Schiaparelli che riusciranno a ridare all’abito femminile, pratico e funzionale, grande eleganza e bellezza. Chanel riuscì a rendere elegantissimi abiti molto semplici. Gli abiti non segneranno più le distinzioni fra le classi sociali, ma perlopiù il progressismo e il conservatorismo. I colori più in voga furono: il beige, il bianco, il marrone chiaro, il verde oliva, l’azzurro pallido e il rosa. I capelli sono corti e l’accorciatura delle gonne rende necessario l’utilizzo di calze in seta e trasparenti; compaiono anche le prime calze in nylon e gli smalti per le unghie.
La gonna corta, verso la fine del decennio, sparì; non si era ancora pronti a un cambiamento così radicale. Solo 35 anni dopo verrà definitivamente accettata. L’unica eccezione fu nell’abbigliamento da tennis che non ritornò alle gonne lunghe.
L’abbigliamento maschile continuò ad essere molto discreto; si utilizzavano camicie bianche solo per le occasioni particolari, mentre tutti i giorni si indossavano quelle a quadri, a righe o di tinta diversa. Una particolarità furono i pantaloni ampi a tal punto che sembravano sformati, che furono introdotti intorno al 1925. Anche questi, troppo bizzarri, scomparvero alla fine degli anni 20, comunque per il decennio successivo i calzoni rimasero di linea comoda. Altra peculiarità dell’abbigliamento maschile, nel periodo fra le due guerre, furono i pantaloni alla zuava, corti al ginocchio.
Nel decennio che va dal 1930 al 1940, l’abbigliamento delle donne ritrovò la sua femminilità; le forme femminili, seppure in modo discreto, tornarono ad essere evidenziate e i capelli si allungarono. Negli anni 30 si sviluppò gradualmente anche la produzione in serie del vestiario. Gli stilisti risentirono l’influenza dei periodi precedenti e la grande eterogeneità degli stili verrà cancellata dalla seconda guerra mondiale che però non riuscì a uccidere la moda, che anzi si dimostrò in questi anni molto creativa. Durante l’occupazione di Parigi molti saloni di moda si trasferirono in America che divenne un centro di moda sempre più importante. I principali problemi che colpirono le case di moda, durante la guerra, furono le ristrettezze economiche, il razionamento, che stabiliva la quantità di vestiario che si doveva acquistare, la scarsità di manodopera, ma soprattutto di materie prime. Lo slogan fu riadattare e riparare (Make-do and Mend) gli abiti vecchi o fuori moda. La seta, che ora era necessaria per i paracadute, non poteva essere più utilizzata per le calze e fu sostituita dal rayon, dalla lana e dal cotone. Presto divenne difficile reperire anche queste materie. La scarsità di calze favorì l’introduzione dei pantaloni, resi necessari dalle nuove esigenze lavorative e per proteggersi dal freddo.


(Nelle foto alcune immagini d'epoca tratte da filmati storici degli inizi '900: 
1) Al Capone nell'America degli anni '30; 
2) La scienziata Madame Curie - 1920 circa; 
3) Il tenore Enrico Caruso - 1910 circa)


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