La moda femminile s’impone
Nel 1900 si tenne a Londra la grande esposizione internazionale, in cui molto ampio era il settore dedicato alla moda. Per la prima volta gli abiti vennero presentati dalle indossatrici. In questo periodo furono fondati i primi saloni di moda di prestigio internazionale, ogni salone era diviso in più reparti: ricami, pelletteria, tailleur, ecc. Si diffuse molto la pubblicità volta a promuovere le linee di abbigliamento. Parigi divenne una vera e propria capitale della moda, anche perché nella capitale francese due volte l’anno si svolgevano sfilate di nuovi modelli (a Febbraio per gli abiti estivi e ad Agosto per quelli invernali). Quasi per tutto il ventesimo secolo l’abbigliamento maschile venne un po’ offuscato da quello femminile che invece registrava innumerevoli variazioni e innovazioni, provocate soprattutto ai grandi cambiamenti del modo di vivere femminile dovuti a una forte emancipazione.
Nei pantaloni da uomo nacque la piega verticale anteriore molto accentuata.
All’inizio del secolo la figura femminile era molto sinuosa, a forma di S. Di sera gli abiti femminili erano molto scollati, mentre di giorno coprivano esageratamente. Le donne avevano una vera passione per i pizzi, i merletti, i lunghissimi guanti, le piume: infatti intorno al collo si portavano boa di piume di struzzo. Poco prima del 1910 scomparvero i busti rigidi e le gonne scampanate. Iniziarono le manifestazioni delle suffragette, nonostante ciò sembra che le donne fossero decise a vestire come le donne di un harem. I tessuti più usati, oltre al merletto, erano lo chiffon, il crepe, la mussola di seta e il tulle. Caratteristico di quest’epoca fu anche l’uso del tailleur, disegnato con linee molto severe e maschili.
Verso il 1910 si verificò un cambiamento: si abbandonò la forma ad S e si sentirono molto le influenze orientali (per esempio si diffuse molto il kimono orientale). Le gonne divennero strettissime, i colori pallidi del periodo precedente furono abbandonati con l’utilizzo di toni più vivaci. Si introdusse lo scollo a V del decolleté.
Con lo scoppio della guerra le donne si trovarono a svolgere nuovi compiti a causa dell’assenza degli uomini, impegnanti al fronte, così le gonne strette furono abbandonate e si optò per un abbigliamento più funzionale e più adatto per lavorare. Inoltre molte donne pensavano che in tempo di guerra l’eccentricità nel vestire fosse alquanto fuori luogo. Proprio in questo periodo il corsetto fu sostituito dal reggiseno.
L’abbigliamento delle donne venne sempre più conformandosi alle nuove esigenze lavorative. Nel 1925 suscitò scandalo la comparsa delle gonne corte fino al ginocchio, a cui si opposero i religiosi europei e americani. L’arcivescovo di Napoli proclamò che il terremoto di Amalfi era un segno della collera divina contro le gonne corte.
(Nelle illustrazioni: un particolare di Quarto Stato (1901), di
Pellizza da Volpedo e una scena tratta da Il monello, di Charlie
Chaplin, 1921)
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