Dopo lunghe prove durate cinque anni e tentativi, nel 1830, il sarto francese Barthelemy Thimonnier brevettò la macchina per cucire “ogni qualità di tessuto”, perfezionata successivamente dall’americano Isaac Singer che divenne così una macchina pratica e adatta all’uso domestico.
Si diffuse fra le donne la passione per l’equitazione, ma, essendo le gonne ancora particolarmente voluminose, avevano bisogno di un aiuto per scendere dal cavallo. La regina Vittoria contribuì alla diffusione dei tessuti scozzesi, infatti era molto legata alla sua residenza di Balmoral. Le calzature erano prive di tacchi sulla foggia di quelle di Cenerentola che esaltavano i piedi minuscoli.
Dopo la metà dell’Ottocento la moda divenne un fenomeno che si estese sempre di più a tutte le classi sociali; i borghesi, che ormai gestivano quasi totalmente l’economia, consacrarono e introdussero nuove tendenze in fatto di costume. Inoltre, grazie al notevole abbassamento dei prezzi dell’abbigliamento, anche le classi popolari iniziarono a seguire la moda. Surtees scrisse che era ormai diventato impossibile distinguere la serva dalla sua signora durante la passeggiata della domenica. La grande esposizione del 1851 a Londra mise in mostra le più recenti innovazioni tecnologiche, suscitando la speranza che stesse per iniziare un’epoca di pace e fratellanza universale, anche perché i commerci interno ed estero erano molto fiorenti. Mentre nelle epoche precedenti gli abiti erano disegnati e confezionati da persone umili, in questo periodo ora cominciarono a nascere le prime case di moda.
Mentre nel periodo precedente per ottenere volume si doveva ricorrere all’uso di molte gonne (fino a otto), ora grazie alla crinolina si otteneva lo stesso effetto, facilitando molto il movimento. Sotto le gonne di crinolina sostenute da cerchi di fili di ferro flessibile, per proteggersi da eventuali colpi di vento, le donne indossavano lunghi mutandoni di lino che arrivavano alla caviglia. Per l’uso quotidiano si preferivano la lana, la flanella, il cotone a righe o a quadri, mentre per la sera si prediligevano la seta, il satin,la mussolina, l’organza o il velluto.
La crinolina si usò ancora per un quindicennio, ma subì alcune variazioni; infatti verso il 1860 dalla forma di campana si passò ad un maggior volume solo nella parte posteriore. Venne abbandonata definitivamente verso il 1868. Gli abiti da donna erano di due tipi: di un solo pezzo chiamato modello princesse, oppure costituiti da una gonna e un corpino. I lunghi strascichi dei vestiti, oltre a impacciare i movimenti (era difficile anche sedersi e fare le scale), erano anche contrari alle norme igieniche.
Si completava l’abbigliamento con uno scialle di cashmere, seta o merletto, con il parasole, puramente decorativo. Fecero la loro comparsa i primi ombrelli. Le cuffie erano state sostituite dai cappelli piccoli e calati sulla fronte; i capelli erano raccolti in grandi chignon di trecce e boccoli. Chi non aveva chiome folte era costretta a ricorrere ai toupet, cioè ai posticci.
A San Francisco, nel 1874, Jacob Davis e Levi Strauss, titolari di un laboratorio di sartoria, brevettarono un metodo di cucitura delle tasche dei pantaloni particolarmente robusto. Confezionarono un paio di calzoni adatti al lavoro di minatori e mandriani, usando un tessuto di cotone chiamato jean, lavorato originariamente a Genova. Questo capo di abbigliamento si diffuse in tutto il mondo e verrà indossato da uomini, donne e ragazzi. Mentre i lavoratori sopra indicati indossavano i robusti pantaloni, nell’alta società il newyorkese Griswold Lorillard intervenne al Gran Ballo d’Autunno indossando una giacca corta nera con risvolti di raso lucido anziché portare il frac d’obbligo in simili occasioni. Spiegò che era una versione raffinata della giacca da casa, nacque così lo smoking.
(Nelle illustrazioni: una stampa ottocentesca e una donna con parasole, dipinto di Paul Cezanne)
|
|