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Con la rivoluzione industriale emerse una nuova classe sociale, la borghesia che era arrivata al successo dopo numerosi tentativi; il valore di un individuo non dipendeva più dalle sue origini. La moda iniziò a tener conto anche delle loro esigenze, togliendo alle classi nobili il primato nell’ambito del costume. Radicale fu il cambiamento della produzione di abbigliamento che divenne meno costoso. In questo periodo venne introdotta la macchina per cucire che, inventata da un francese, fu poi perfezionata da Singer.
Il telaio per tessere fu introdotto in Europa e Asia 5000 anni prima della nascita di Cristo. Nello stesso periodo, in Egitto, si usava già il lino. Nel 3000 a. C., in India, s’iniziò a filare il cotone. Nel 1000 a.C. si diffusero anche la filatura della canapa e della lana. Nel Medioevo avevano grande diffusione i tessuti elaborati provenienti dal Medio Oriente, dove l’arte tessile era più progredita. Il nome della mussolina, un tessuto morbido di lana o cotone, deriva dalla città irachena di Mosul, come il prezioso tessuto damasco prese il nome dall’omonima città siriana.
L’inglese Richard Roberts, nel 1822, inventò un telaio perfezionato che si diffuse in tutta Europa fino alla fine del 1800 quando l’americano J. W. Nortrop realizzò il telaio completamente automatico che si usa ancora oggi.
In quei tempi il cotone americano si poteva acquistare a costo più basso rispetto a quello proveniente dall’India. Nell’ abbigliamento maschile si diffuse una nuova tendenza: il dandismo che proponeva un abito maschile non appariscente, ma comunque sempre ordinato, elegante e attillato. Il dandy George Brummel si vantava che le sue giacche non facevano grinze e che i pantaloni, che di giorno si infilavano negli stivali da cavallo, gli calzavano a pennello. Grande cura era posta per il nodo della cravatta e sono documentati decine di modi per annodarla. Non si portava più la spada al fianco, ma il gentiluomo non dimenticava mai il bastone da passeggio.
Nell’abbigliamento femminile il busto tornò ad essere un accessorio indispensabile per rendere la vita più stretta. Una pubblicità dell’epoca consigliava alla madre di far stendere la figlia sul pavimento in moda da metterle un piede sulla schiena per stringere meglio i lacci del busto! Le gonne femminili si accorciarono un po’, le maniche continuarono ad espandersi, i vestiti avevano ampie scollature. Le donne indossavano un gran numero di sottane tanto da non poter svolgere nessuna attività fisica. Una signora aveva sempre con sé un ventaglio e un
parasole; si usavano un gran numero di gioielli come pendagli, spille, cammei, catenine con appese boccette di profumo… Dal 1827 i cappelli da signora diventarono sempre più enormi, tanto che davano fastidio a teatro e a tavola. Successivamente una cuffia fermata da un nastro legato sotto il mento sostituì l’uso del cappello, dando alla donna un aspetto più modesto e pudico. La donna doveva dare un’impressione un po’ sofferente perché mostrare una salute di ferro era ritenuta una cosa volgare; la pelle non doveva più essere rosea, ma bensì molto pallida. Per ottenere questo pallore le dame solevano bere dell’aceto, danneggiando però la salute!
(Nelle foto: un telaio;
una ragazza che tesse un tappeto turco a carta geografica; una ragazza al telaio per tappeti;)
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