Cenni di storia del costume 
(di Eno e Isabella Santecchia)

 

Dopo la rivoluzione francese 
I radicali cambiamenti politici e sociali portati dalla Rivoluzione francese (1789) influenzarono notevolmente anche l’abbigliamento che ne risultò semplificato, abolendo pizzi, ciprie (in seguito all’introduzione di una tassa in Inghilterra nel 1795) parrucche e stravaganze. I nobili adottarono l’abbigliamento, più dinamico e semplice, in uso dalla nobiltà terriera inglese. Anche le pettinature femminili si semplificarono, si inserirono delle piume di struzzo fra i capelli per dare un tocco di eleganza. Fece la comparsa anche una minuscola borsetta da donna.


Alla fine del 1700 in tutta Europa, con piccole variazioni per le donne, si utilizzava lo stile impero, per gli uomini l’abbigliamento tipo John Bull, inglese tipico. Nelle classi più agiate ci furono poche differenze nel costume tra le varie nazioni europee. In questo periodo nacque una vera passione per gli scialli, provenienti dal Kashmir, successivamente fabbricati anche in Scozia e in Francia. Con la campagna d’Egitto Napoleone aveva portato con sé una nuova ondata di orientalismo. Nei primi anni dell’Ottocento fra Inghilterra e Francia non ci furono rapporti, nel 1814 quando le dame inglesi si recarono a Parigi scoprirono con stupore che la moda francese si era allontanata molto da quella inglese. Le signore inglesi abbandonarono subito la loro moda per adottare quella francese, mentre per la moda maschile si verificò il contrario. Uno dei motivi fu che i sarti londinesi erano più esperti nel lavorare il pettinato di lana che era elastico e si adattava meglio alla persona. Nel Settecento infatti gli abiti da nobil uomo erano tagliati male e non si adattavano alla figura. 


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