Con la fioritura rinascimentale di tutte le arti, anche il costume risentì di questa rinascita: si era più attenti all’eleganza e alle buone maniere. A metà del XI secolo il modo di vestire italiano era molto diverso da quello usato dal resto dell’Europa medioevale; infatti in Italia la linea gotica non ebbe molto
successo. La diffusione del lusso nelle città italiane fu dovuta alla notevole prosperità del ceto mercantile.
Dal 1480 al 1510 dominò la moda italiana, dal 1510 al 1550 quella tedesca e dal 1550 al 1600 lo stile spagnolo.
(Nell'illustrazione: Statua di Alfonso
d'Aragona, Napoli)
Nelle classi agiate le stoffe più usate erano il velluto, il raso e il tessuto con fili di metallo nobile (oro e argento). Una innovazione molto importante dello stile italiano fu la divisione del vestito in due pezzi che avrà molto successo in futuro. Le scarpe erano piatte con suole di cuoio, legno, sughero, con tomaie in pelle, spesso anche ornate. Il cappello si portava sia all’aperto che in casa, a volte le falde laterali per coprire le orecchie; chi viaggiava e i contadini usavano cappelli a larga tesa.
Nella prima metà del XVI secolo le classi alte indossavano abiti dal colore molto vivace, ricamati e impreziositi con gemme, mentre i borghesi e i contadini indossavano abiti meno stravaganti.
Lo schaube, un soprabito a forma di tonaca, ma privo di maniche che poteva essere foderata di pelliccia, divenne l’abito tipico dello studioso. Lutero la indossava e lo stabilì come divisa del clero luterano, tuttora in uso.
(Nell'illustrazione: una stampa in cui Lutero brucia una bolla papale)
A differenza della moda tedesca, vivace e ricca di aperture, la moda spagnola era molto più austera: gli abiti erano attillati e scuri, perlopiù neri.
Nella seconda metà del Cinquecento l’effetto della rigidità era più accentuato negli abiti femminili, la pettorina era sostenuta da stecche di legno, la sottogonna era sostenuta da cerchi di ferro o di legno.
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