Esercizi di stile BLOG

 

38 - STILE CYBERPUNK

Non potevo sapere che giorno era, ero immerso da troppo tempo. Là fuori, dove i giorni hanno un nome e dove il mio corpo fisico era riverso su un deck cyberspazio, poteva essere anche mercoledì. Ma che momento fosse in rete era fin troppo chiaro: il momento di tagliare la corda. Insomma era proprio l'ora in cui la matrice pullula di cowboys, cybersbirri, comuni mortali e fottutissimi ICE neri e se aveste avuto il tempo di soffermarvi un attimo, ma il tempo non l'avevate, negli spazi vuoti tra le monolitiche banche dati delle multi avreste potuto cogliere appena percettibile il canto digitale dei Loa. Avevo finito il mio lavoretto contro la Matsushita e così, tanto per nascondere meglio le mie tracce in rete, mi misi a girare per una zona residenziale... avete presente, dove le grinfie delle multi fanno finta di allentarsi un tantino e lasciano spazio ai comuni mortali, perché ci costruiscano le loro baraccopoli virtuali, mettano su i loro diari online, quelle robe piene di ologrammi di gattini e cose così. L'ultimo posto dove una intelligenza artificiale antiintrusione mi verrebbe a cercare dopo un attacco a qualche zaibatsu, in effetti. E' stato così che mi sono trovato di fronte a una struttura dati azzurra, dalla forma confusa, senz'altro un blog. 
Blog uguale ingresso libero, mi son detto, non certo una ZTA ma insomma e quindi eccomici dentro. Le porte d'uscita mi offrivano interessanti e molteplici vie di fuga verso altri punti della matrice, in caso di aggressione da parte di qualche segugio fosse rimasto sulle mie tracce. Fluttuanti a mezz'aria nella simulazione grafica del blog, i commenti dei visitatori, e in particolare a uno di questi commenti era appesa - quasi fosse un cartellino di punizione da liceo giapponese - la risposta adirata del proprietario di quell'azzurrume, infuriato contro i commenti inutili e banali.
Un formicolio alla nuca, lo chiamo il mio sesto senso, mi avvertì guai in arrivo. Senza neanche vedere che forma avesse assunto il segugio - poteva anche essere una nuova versione automutagena, attingente dal mio subconscio le forme per me più spaventevoli - mi gettai per un collegamento e via di blog in blog. 
Milioni di transizioni più tardi eccomi ancora a girare per la matrice, entrando e uscendo da queste strutture dati rese tridimensionali dalla simulazione neurale. E' strano, pensavo, quando li lasciano liberi di fare come gli pare questi disegnatori di nodi dati iniziano a strutturarsi in maniera simile. Finirà come un fottuto alveare, che le api mica lo sanno di fare cellette esagonali ma tanto è così. Stavolta ero in quello nel nodo dati personale di un poco conosciuto artista, un neo-etnico: le sue ballate tarantella-metal per me erano geniali. Contento di avere trovato qualcosa di conosciuto in questo iperstimolante mare di informazioni, cosa ti trovo?
Fluttuante nella zona dei commenti, un cartellino stile punizione da liceo giapponese - inconfondibile lo stile del bloggatore azzurro di poco prima - che dava consigli architettonici non richiesti all'autore del nodo dati spiegandogli come e dove mettere autopulsanti di prossimità. 

...serve aggiungere che prima di emergere dalla matrice ho fatto una nuova visitina al blog azzurro? Tanta supponenza ed arroganza andava punita... e in questo momento tutte le intelligenze artificiali antiintrusione nel raggio di 6 gigainterazioni stanno cercando il bloggatore azzurro ritenendolo - grazie al mio modesto e non firmato intervento - autore del clamoroso attacco al database Matsushita.

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