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267 - STILE SUBACQUEO

 

Un mercoledì pomeriggio di un assolato e torrido agosto, in un momento in cui l’affluenza al diving era surreale e delirante, stavo curiosando tra i sommozzatori di ritorno dall’immersione alla Secca di Fuori, quando ne notai uno con la muta azzurra e l’aria un po’ confusa. Faceva parte di un gruppo di sub esperti - assidui frequentatori degli abissi, persone interessanti, avvezze al mare – ma lui, a giudicare dalle baggianate che andava blaterando, doveva essere un neofita, povero d’anni e d’esperienza.
A un tratto, sentii qualcuno che gli diceva:
- “Ehi! Hai ancora lo sguardo smarrito: si vede che non sei abituato a ritrovarti quattro o cinque atmosfere più del dovuto sulla testa! Strana sensazione, l’ebbrezza da profondità: una cosa tipo ho bevuto un martini di troppo oppure oggi mi sento come Alice nel paese delle meraviglie…A proposito, hai visto per caso, all’altezza del canyon, anche quello Stregatto che si aggirava con fare sospetto fra le cernie e le murene?!”.
Nel sentire quelle parole, il giovane subacqueo lo trafisse con un’occhiata carica di livore.
- “Non so davvero di cosa tu stia parlando” lo apostrofò in tono secco e alterato. “Io in bambola non ci sono mai andato, e tanto meno oggi, alla Secca di Fuori. Del resto, non condivido affatto questo mal costume di rivolgere commenti gratuiti e inopportuni ai sommozzatori sconosciuti”.
Così dicendo, gli volse le spalle e si allontanò dimenticando, per l’irritazione, di togliersi la muta.



Due ore più tardi, rincontrai lo stesso subacqueo in un altro diving dove proiettavano un video su un poco noto ma affascinante volatile che ancora nidifica su radi tratti delle nostre coste. Il documentario commentava l’abitudine delle berte di riunirsi, poco prima del tramonto, sulla superficie del mare per una chiacchierata tra amici prima di riguadagnare il nido. Mentre calano le prime ombre della sera, nell’aria echeggia il loro richiamo, simile al vagito di un neonato – geniale sonorità escogitata dal creatore come colonna sonora dell’isola in cui ci trovavamo.
Mentre scorrevano le immagini che riferivano della vita degli insoliti volatili marini, il giovane subacqueo aveva attaccato un bottone inarrestabile a un divemaster del luogo, intontendolo di buoni consigli e inutili suggerimenti.
Dovreste aggiungere un interruttore della luce all’uscita, lì, vicino alla carta dell’isola” stava borbottando in tono lamentoso. “Ieri sera era buio e ho inciampato sull’ultimo scalino. Ho sbattuto la testa e stamattina mi sentivo vagamente tramortito. Mi sentivo, beh… mi sentivo come… Alice nel paese delle meraviglie!”.



[by il principe e la rana]

 


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