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262 - STILE IL NOME DELLA ROSA

 

Terzo giorno

Vespro
Dove Adso assiste ad una disputa tra giovani e inesperti miniaturisti sulla scelta di una pergamena azzurrina.

Nello scriptorium i monaci sfruttavano le ultime ore di luce per leggere o miniare prima di recarsi nel refettorio. Chiesi licenza al bibliotecario, Malachia, ed iniziai a sfogliare il catalogo dei libri presenti nella biblioteca , luogo labirintico e mare periglioso ed ameno ad un tempo. Un giovane confratello, noto nel convento per le sue idee non dissimili da quelle degli spirituali, si accostò al tavolo di Berengario che era intento a inserire miniature interessanti a margine del testo che egli stesso aveva copiato. Perché hai scelto una pergamena così preziosa, che pare lisciata non con pietra pomice ma con polvere di lapislazzulo? Chiese il giovane spirituale. La parola divina, aggiunse, è nobile in sè , non abbisogna di un sì nobile vello. Inoltre l'inchiostro aureo sul fondo azzurrino appare confuso.
Berengario divenne rubicondo per l'ira. Nulla è abbastanza prezioso per trascrivere il Verbo. Vedendo la preziosità della materia l'incolto avrà un riflesso della grandezza divina. Ma gli incolti, ribatté l'altro, non accederanno all'evangelario che
stai miniando, che invece andrà ad inorgoglire il ricco e il vanitoso potrà mostrarlo agli ospiti come simbolo del suo potere e della sua ricchezza.
Malachia si avvicinò esortando i due a rimettersi all'opera prima che il sole calasse, anzicché disputarsi capziosamente come i teologi parigini. Berengario tornò al lavoro, borbottando che non sopportava quelli che passavano per i tavoli altrui lasciando commenti superficiali e consigli non richiesti.

Terzo giorno

Compieta
Dove Adso entra nell'edificio insieme al suo maestro e legge nel libro di Berengario una glossa continua in volgare in cui si suggerisce di aggiungere delle miniature ricche a testi profani.

La cena fu mesta e silenziosa. Dopo ci incamminammo attraverso il cimitero, verso la chiesa, per la funzione. il mio maestro mi indicò la navata laterale dove, ai piedi dell'altare, erano scolpiti i teschi che celavano il meccanismo che apriva il passaggio segreto verso l'edificio. Attraversammo l'ossario, giungemmo alle cucine e da queste allo scriptorium. Mi accostai al tavolo di Berengario curioso di sapere cosa stesse ricopiando. Sullo stesso tavolo giaceva, un po' in disparte e nascosto da altri testi, un libro di Canti profani di un autore geniale ma sconosciuto. Berengario aveva inserito una glossa interlineare continuia in
volgare al testo. Suggeriva, usando un componimento poetico recentemente inventato da un siciliano, il sonetto, di aggiungere una miniatura che raffigurasse la scena finale della canzone.

 

 

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