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230 - STILE I FIORI BLU 

In un'ora di grande traffico e di affluenze numerose sul dabliùibi , sul far del meriggio di un mercoledì qualsiasi e dunque non di uno in particolare, il Duca D'Auge stava curiosando tra i diaristi-su-dabliùibi. Trovò giovani Galli intenti a tacchinar pollastre e Vandali che mettevan scompiglio nel sito di Unno che faceva pubblicità ("I Normanni bevon Calvadòs!", suggeriva suadente). Ecco che, d'improvviso, s'imbatté in un diario con un motivo a fiori azzurri, che lo interessò, seppur con fuso (lui avrebbe preferito senza). Il diarista in questione questionava sul posto per un commento apposto da un anonimo censore che reputava che il diarista facesse apposta a postare banalità.
"Anche questa l'ho in quel posto!" commentava il diarista, che mostrava di essere di giovane età a causa dell'utilizzo di siffatte frasi gergali, e continuava lamentandosi della gratuità di certi commenti inopportuni. "E ci mancherebbe che dovessimo anche pagarli!" esclamò un passante. "Anche questa l'ho in quel posto!" esclamò il Duca, che non voleva essere da meno quanto all'utilizzo del gergo giovanile, facendo volare giù dalla finestra il passante con un manrovescio seguito da un mandiritto. Due ore buone più
tardi, cioè a dire 124 minuti dopo, il Duca si addormentò dopo aver ascoltato le ninnananne che aveva trovato (sentendosi molto trovatore e pure un pò bardo) sul sito di un autorcantante di genio. Cidrolin aprì gli occhi e vide il suddetto autorcantante situato a mò di genio su un barattolo di vernice, accanto ad un cancello a cancellare commenti anonimi e un po' sgarbati. "Questo mettilo in quel posto !", gli disse un giovane passante con la camicia a fiori azzurri, porgendogli un bottone e indicando un punto sito nelle immediate vicinanze del cancello.

 


[by la Talpa http://latalpa.splinder.it/ NdR: omaggio a I fiori blu di R. Queneau, nella traduzione di Calvino. Come è noto il romanzo narra le vicende del duca D'Auge, che quando si addorrmenta sogna Cidrolin, che quando si addormenta sogna il duca D'Auge... in un intreccio giocoso in cui non si capisce chi è il sognatore e chi il sognato...]

 


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