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216 - STILE ROMANZO RUSSO 


Era stanco, d'una stanchezza acerba e stizzita come una polmonite atipica, il Conte mentre fiaccato dalla calura insospettabile in una Mosca di primavera, aggiustandosi il candido cappello sull'impeccabile abito di lino, percorreva i viali del giardino all'italiana che lo conducevano alla porta della Contessa sua madre. La visione della misera vita dei mugik lo stancava, sommava stanchezza a stanchezza con la solerzia di un contabile, anche il crocefisso appartenuto al Generale suo padre - ricordo della sua conversione - pareva ardere sul suo petto magro e candido.
Stanco, era stanco, si asciugava il sudore cristallino con un fazzoletto di seta cinese lavata, d'un commovente colore turchino, portata con se durante i suoi viaggi in Oriente, stanco gia' da allora.
Ricordava, un ragazzo asiatico, di fattezze mongole non prive di arcaici tratti di nobilta', che oscenamente gli porgeva il drappo implorando la sua considerazione senza ombra di riserbo.
Si senti' soffocare.
Si senti' stanco senza rimedio; porse due monete al ragazzo, porto' al volto confusamente il drappo turchino per separare se stesso dal mondo, accorgendosi di strani caratteri ricamati.
La ressa del mercato lo stancava e lo inebriava, pareva non rendersi conto della lentezza con la quale la vita di ogni giorno soleva apporre la sua regola, nel lento scorrere del tempo delle contrattazioni, nella fretta di concludere l'affare nella sudicia acqua degli infusi, nell'instabile perdersi dei fumi d'oppio...
Il ricordo fu interrotto dalla cara voce della Contessa sua madre, che gli chiedeva se volesse ancora panna nel the, echeggiava sinistra anche la voce della Duchessa sua zia, un tempo sana contralto interprete di polifonie barocche nelle maggiori capitali europee, ora malata di nervi a causa d'un mascalzone; egli chino' ad occhi chiusi il capo, anticipando la di lei mano a sfioragli la folta capigliatura fino alla barba rada.
"Caro! Caro! Caro ragazzo!" - strideva la povera demente stonando la voce e gli accenti.
Ormai era tempo di ricevimento, persone d'ogni provenienza lasciavano cadere il proprio biglietto da visita sul vassoio della sala, indulgendo pigramente sui divani, in segreto immaginando motivi di predilezione verso le loro persone da parte della povera Persa...
Il Conte bevve con un ampio gesto stanco.
Si allento' i bottoni della camicia immacolata, cadde un bottone dai riflessi di madreperla. Forse era il caso che la sarta ne aggiungesse un altro, mormoro', mentre il ritratto del Generale suo padre pareva fissarlo dalla parete.
Le ombre delle candele accese lo fecero trasalire.
"Sė, aggiunga pure, Nas'tenka cara, un bottone alla camicia, questa primavera cosė calda, mi stanca".
Pareva un soffio, la voce di quel giovane.

 

 

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