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Era uno schifoso pomeriggio di un ancor più schifoso mercoledì ed ero
bloccato nel traffico pomeridiano. Stavo tentando di raggiungere, al più
presto la mia agenzia di investigazioni, al primo piano di un palazzo
nella città bassa, posto da pezzenti.
Proprio quel giorno mi ero fatto rifare la scritta sulla porta da un
ragazzetto brufoloso, che non faceva altro che parlare di se stesso e con
una spiccata predilezione per il colore azzurro. “Mike Hammer –
Investigazioni private” diceva la scritta, certo si confondeva un
po’ con le altre del piano, tutte opera del brufoloso e tutte
strettamente azzurre, ma, d’altra parte, in quel momento, con le mie
finanze, non mi potevo permettere altro.
Dopo un quarto d’ora e parecchie imprecazioni, riuscii a trovare un
parcheggio giusto sotto il portone del palazzo dov’è il mio ufficio,
niente di che, due stanzette messe in fila, una, che è il mio ufficio, e
affaccia sulla strada,: una scrivania, con i bordi costellati di
bruciature di sigaretta, un paio di poltrone due o tre classificatori di
metallo, un telefono ed un appendiabiti, l’altra, senza finestre, con
una porta che dà nel mio ufficio e l’altra sul corridoio del piano.
Anche qui niente di speciale: una scrivania, un telefono, un appendiabiti,
alcune sedie, ma a renderla speciale è il fatto che quello è il regno di
Dolly, o si chiama Molly? La bionda più bionda e mozzafiato che abbiate
mai potuto vedere. Una serie interminabile di curve e tornanti sovrastati
dai più meraviglioso paio di occhi azzurri che abbiate mai potuto avere
occasione di vedere…, ma questi sono altri discorsi.
Come dicevo, avevo quasi raggiunto il primo piano quando sentii delle
grida altissime provenire dai pressi del mio ufficio, sembrava una cosa
seria e, come accade sempre in queste occasioni, automaticamente impugnai
la mia fedele 45 e superai gli ultimi scalini con un balzo. La scena che
mi si parò dinanzi mi strappò un sorriso e rinfoderai subito
l’artiglieria.
Si trattava solo del ragazzetto brufoloso delle scritte, che stava
inveendo contro l’occupante dell’ufficio di fronte al mio. Gridava,
tutto solo, come un ossesso, perché il tizio gli aveva lasciato un
biglietto con il quale lo avvisava che a suo parere la scritta sarebbe
stata migliore con caratteri dorati e che non gliene importava niente che
tutti gli altri l’avessero fatta fare celeste. Da come urlava ed
imprecava, pareva non avesse gradito molto la critica.
Ancora sorridendo aprii la porta della mia agenzia restando folgorato alla
vista dello smagliante sorriso che mi indirizzò Molly, o forse si
chiamava Polly?, e dallo scorcio delle sue lunghissime gambe, affusolate e
ben tornite, che si intravedevano sotto la scrivania. Mi disse: “ Ciao
Mike…” ed il tono basso e roco della sua voce mi fece correre una
scarica elettrica lungo la colonna vertebrale. Mi ricomposi e, con uno
sguardo di apprezzamento le dissi di rimando: "Ciao pupa! Sono
dentro, ma … niente visite o telefonate, stacco la spina per un paio
d’ore!”.
Puntuale come la morte, dopo due ore riaprii gli occhi sotto la falda del
cappello, che mi era scivolato sugli occhi. Ripassare mentalmente il caso
appena chiuso: lui sposa lei, ma si diverte con l’altra - mi doveva aver
appassionato al punto da farmi addormentare. Tirai giù le gambe dalla
scrivania, mi alzai dalla poltrona e ,prima che la tentazione di dire due
paroline alla bottiglia che era nel classificatore vicino alla finestra mi
vincesse, uscii dal mio ufficio.
Subito sentii delle voci provenire dal corridoio. Voi lo sapete, la
curiosità è la mia seconda natura, quindi aprii uno spiraglio della
porta d’ingresso per sbirciare e vidi il brufoloso che discuteva con il
tecnico dell’ascensore dicendogli che nella bottoniera ci sarebbe voluto
un altro tasto, vicino a quello dell’apertura delle porte, un tasto di
colore azzurro, perché…
Chiusi la porta lasciandoli ai loro discorsi e mi girai verso la scrivania
di Dolly, rimpiangendo il fatto che se ne fosse già andata. Dolly,… o
forse si chiamava Lucy?... Ma questa è un’altra storia.
[by
Massimo De Sanctis]
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