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159 - STILE MIKE HAMMER


Era uno schifoso pomeriggio di un ancor più schifoso mercoledì ed ero bloccato nel traffico pomeridiano. Stavo tentando di raggiungere, al più presto la mia agenzia di investigazioni, al primo piano di un palazzo nella città bassa, posto da pezzenti.
Proprio quel giorno mi ero fatto rifare la scritta sulla porta da un ragazzetto brufoloso, che non faceva altro che parlare di se stesso e con una spiccata predilezione per il colore azzurro. “Mike Hammer – Investigazioni private” diceva la scritta, certo si confondeva un po’ con le altre del piano, tutte opera del brufoloso e tutte strettamente azzurre, ma, d’altra parte, in quel momento, con le mie finanze, non mi potevo permettere altro. 
Dopo un quarto d’ora e parecchie imprecazioni, riuscii a trovare un parcheggio giusto sotto il portone del palazzo dov’è il mio ufficio, niente di che, due stanzette messe in fila, una, che è il mio ufficio, e affaccia sulla strada,: una scrivania, con i bordi costellati di bruciature di sigaretta, un paio di poltrone due o tre classificatori di metallo, un telefono ed un appendiabiti, l’altra, senza finestre, con una porta che dà nel mio ufficio e l’altra sul corridoio del piano. Anche qui niente di speciale: una scrivania, un telefono, un appendiabiti, alcune sedie, ma a renderla speciale è il fatto che quello è il regno di Dolly, o si chiama Molly? La bionda più bionda e mozzafiato che abbiate mai potuto vedere. Una serie interminabile di curve e tornanti sovrastati dai più meraviglioso paio di occhi azzurri che abbiate mai potuto avere occasione di vedere…, ma questi sono altri discorsi.
Come dicevo, avevo quasi raggiunto il primo piano quando sentii delle grida altissime provenire dai pressi del mio ufficio, sembrava una cosa seria e, come accade sempre in queste occasioni, automaticamente impugnai la mia fedele 45 e superai gli ultimi scalini con un balzo. La scena che mi si parò dinanzi mi strappò un sorriso e rinfoderai subito l’artiglieria.  
Si trattava solo del ragazzetto brufoloso delle scritte, che stava inveendo contro l’occupante dell’ufficio di fronte al mio. Gridava, tutto solo, come un ossesso, perché il tizio gli aveva lasciato un biglietto con il quale lo avvisava che a suo parere la scritta sarebbe stata migliore con caratteri dorati e che non gliene importava niente che tutti gli altri l’avessero fatta fare  celeste. Da come urlava ed imprecava, pareva non avesse gradito molto la critica.
Ancora sorridendo aprii la porta della mia agenzia restando folgorato alla vista dello smagliante sorriso che mi indirizzò Molly, o forse si chiamava Polly?, e dallo scorcio delle sue lunghissime gambe, affusolate e ben tornite, che si intravedevano sotto la scrivania. Mi disse: “ Ciao Mike…” ed il tono basso e roco della sua voce mi fece correre una scarica elettrica lungo la colonna vertebrale. Mi ricomposi e, con uno sguardo di apprezzamento le dissi di rimando: "Ciao pupa! Sono dentro, ma … niente visite o telefonate, stacco la spina per un paio d’ore!”.

Puntuale come la morte, dopo due ore riaprii gli occhi sotto la falda del cappello, che mi era scivolato sugli occhi. Ripassare mentalmente il caso appena chiuso: lui sposa lei, ma si diverte con l’altra - mi doveva aver appassionato al punto da farmi addormentare. Tirai giù le gambe dalla scrivania, mi alzai dalla poltrona e ,prima che la tentazione di dire due paroline alla bottiglia che era nel classificatore vicino alla finestra mi vincesse, uscii dal mio ufficio.
Subito sentii delle voci provenire dal corridoio. Voi lo sapete, la curiosità è la mia seconda natura, quindi aprii uno spiraglio della porta d’ingresso per sbirciare e vidi il brufoloso che discuteva con il tecnico dell’ascensore dicendogli che nella bottoniera ci sarebbe voluto un altro tasto, vicino a quello dell’apertura delle porte, un tasto di colore azzurro, perché…
Chiusi la porta lasciandoli ai loro discorsi e mi girai verso la scrivania di Dolly, rimpiangendo il fatto che se ne fosse già andata. Dolly,… o forse si chiamava Lucy?... Ma questa è un’altra storia.


 

[by Massimo De Sanctis]

 


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