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Era
un pomeriggio qualsiasi in una stanza qualsiasi e Arold, che a un primo
sguardo si sarebbe detto una persona qualsiasi, attraversava lo spazio
della rete alla frenetica ricerca di un segno. Perché Arold cercasse un
segno, questo non lo avrebbe saputo dire - come lo cercasse, era invece
limpido e lampante: sperava di trovarlo sul suo monitor, luminoso
collegamento tra l'interno e l'esterno di quella stanza, turbinio vivace
di colori che inchiodava l'uomo alla sedia, che gli dava l'illusione di
poter viaggiare alla velocità della luce lungo valli, fiumi, attraverso
imponenti città e desolati deserti, sempre alla ricerca di quel segno -
centinaia, migliaia di generazioni avevano ripercorso quella strada su di
navi, zattere, risibili imbarcazioni a vela e imponenti vascelli da guerra
- sempre alla ricerca dello stesso segno. Lui lo cercava su internet. E
detto segno gli si presentò sotto forma di un blog azzurrognolo.
-
Credo di averlo trovato.
-
Come dici?
-
Credo proprio di averlo trovato.
D'un
tratto la stanza riacquistò la sua prospettiva di stanza - Arold faticava
a capire quando l'avesse persa, la prospettiva - ma era certo che l'avesse
smarrita - e intanto internet, da solida triremi lanciata a velocità
spaventosa nella tempesta, ritornò ad essere un semplice monitor.
Una
tastiera.
Un
mouse.
-
Credo di averlo trovato.
-
Come dici?
-
Credo proprio di averlo trovato. Dev'essere un blogger giovane, si
esprime...
-
Come si esprime?
-
In maniera "giovanile", senza ombra di dubbio. Non saprei
spiegarmi meglio di così. Leggi qui, capirai tu stessa.
Qualcuno
si era permesso di imbrattare la pagina e il blogger aveva reagito con
stizza. Arold poteva distinguere con chiarezza quegli interventi, chiazze
di inchiostro nero sull'azzurro della schermata, dalle repliche, lunghe
striature di un rosso vivace. Arold aveva questa curiosa capacità, che
aveva spesso destato meraviglia nelle chat: riconosceva il carattere degli
autori dalle loro frasi, vergate sullo schermo in maniera dolce o con mano
ruvida; anzi, di più, i font, tutti simili tra loro, ai suoi occhi si
tramutavano in precise calligrafie, ciascuna differente; anzi, di più,
Arold non solo vedeva il carattere di chi aveva aggiunto un tal commento
in una tale pagina, ma sentiva il suo stato d'animo - in una sorta di
estasi improvvisa riconosceva il sapore delle parole. Arold era in grado
di riconoscere il gusto delle parole su internet. E si nutriva di esse.
Due
ore più tardi, Arold si trovava in tutt'altra zona della rete; si era
imbattuto nel genio di un autore di musica leggera contemporanea e aveva
riconosciuto quel genio e lo assaporava. Non aveva bisogno di ascoltarne
le canzoni. Si soffermò su di una frase.
"Dovresti
far mettere un bottone in più al menù principale"
Solo
una frase, e Arold riconobbe il blogger che aveva incontrato in
precedenza. Di nuovo, in un mare di miliardi di individui, due anime si
incontrano, una di esse porge l'orecchio, sente palpitare il cuore
dell'altro, sa che si tratta di lui, non può che trattarsi di lui, si
forma un legame - sono così rari, i legami, e così onesti, quando capita
di riconoscerli - pensava Arold e poi smise di pensare.
Arold
respirò quelle parole.
Se
le rigirava in bocca.
Biscotti
di marzapane.
"Dovresti
far mettere". E' così bello, e grande, e magnifico quando due anime
si incontrano, un evento così UNICO, perDio, che non bastano le parole
per descriverlo
e Arold non usa le parole,
lui le vede marchiate a fuoco sul plasma degli schermi;
non è un musicista, sugli
spartiti di chat e forum e blog.
Lui
è un direttore d'orchestra, ma - non ci si confonda - non un moderatore,
lui, tutto si può dire di Arold tranne che sia un moderatore.
"Dovresti
far mettere un bottone in più al menu principale".
Arold
non è più su di una triremi.
Ora
è su di una zattera.
C'è
un grande silenzio, sulla zattera.
Fortissimo,
si sente solo il rumore dell'hard disk.
[by
Nicola http://www.bruscocartoons.com/]
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