Esercizi di stile BLOG

 

158 - STILE BARICCO


Era un pomeriggio qualsiasi in una stanza qualsiasi e Arold, che a un primo sguardo si sarebbe detto una persona qualsiasi, attraversava lo spazio della rete alla frenetica ricerca di un segno. Perché Arold cercasse un segno, questo non lo avrebbe saputo dire - come lo cercasse, era invece limpido e lampante: sperava di trovarlo sul suo monitor, luminoso collegamento tra l'interno e l'esterno di quella stanza, turbinio vivace di colori che inchiodava l'uomo alla sedia, che gli dava l'illusione di poter viaggiare alla velocità della luce lungo valli, fiumi, attraverso imponenti città e desolati deserti, sempre alla ricerca di quel segno - centinaia, migliaia di generazioni avevano ripercorso quella strada su di navi, zattere, risibili imbarcazioni a vela e imponenti vascelli da guerra - sempre alla ricerca dello stesso segno. Lui lo cercava su internet. E detto segno gli si presentò sotto forma di un blog azzurrognolo.

- Credo di averlo trovato.

- Come dici?

- Credo proprio di averlo trovato.

D'un tratto la stanza riacquistò la sua prospettiva di stanza - Arold faticava a capire quando l'avesse persa, la prospettiva - ma era certo che l'avesse smarrita - e intanto internet, da solida triremi lanciata a velocità spaventosa nella tempesta, ritornò ad essere un semplice monitor.

Una tastiera.

Un mouse.

- Credo di averlo trovato.

- Come dici?

- Credo proprio di averlo trovato. Dev'essere un blogger giovane, si esprime...

- Come si esprime?

- In maniera "giovanile", senza ombra di dubbio. Non saprei spiegarmi meglio di così. Leggi qui, capirai tu stessa.

Qualcuno si era permesso di imbrattare la pagina e il blogger aveva reagito con stizza. Arold poteva distinguere con chiarezza quegli interventi, chiazze di inchiostro nero sull'azzurro della schermata, dalle repliche, lunghe striature di un rosso vivace. Arold aveva questa curiosa capacità, che aveva spesso destato meraviglia nelle chat: riconosceva il carattere degli autori dalle loro frasi, vergate sullo schermo in maniera dolce o con mano ruvida; anzi, di più, i font, tutti simili tra loro, ai suoi occhi si tramutavano in precise calligrafie, ciascuna differente; anzi, di più, Arold non solo vedeva il carattere di chi aveva aggiunto un tal commento in una tale pagina, ma sentiva il suo stato d'animo - in una sorta di estasi improvvisa riconosceva il sapore delle parole. Arold era in grado di riconoscere il gusto delle parole su internet. E si nutriva di esse.

Due ore più tardi, Arold si trovava in tutt'altra zona della rete; si era imbattuto nel genio di un autore di musica leggera contemporanea e aveva riconosciuto quel genio e lo assaporava. Non aveva bisogno di ascoltarne le canzoni. Si soffermò su di una frase.

"Dovresti far mettere un bottone in più al menù principale"

Solo una frase, e Arold riconobbe il blogger che aveva incontrato in precedenza. Di nuovo, in un mare di miliardi di individui, due anime si incontrano, una di esse porge l'orecchio, sente palpitare il cuore dell'altro, sa che si tratta di lui, non può che trattarsi di lui, si forma un legame - sono così rari, i legami, e così onesti, quando capita di riconoscerli - pensava Arold e poi smise di pensare.

Arold respirò quelle parole.

Se le rigirava in bocca.

Biscotti di marzapane.

"Dovresti far mettere". E' così bello, e grande, e magnifico quando due anime si incontrano, un evento così UNICO, perDio, che non bastano le parole per descriverlo

           e Arold non usa le parole, lui le vede marchiate a fuoco sul plasma degli schermi;

                         non è un musicista, sugli spartiti di chat e forum e blog.

Lui è un direttore d'orchestra, ma - non ci si confonda - non un moderatore, lui, tutto si può dire di Arold tranne che sia un moderatore.

"Dovresti far mettere un bottone in più al menu principale".

Arold non è più su di una triremi.

Ora è su di una zattera.

C'è un grande silenzio, sulla zattera.

Fortissimo, si sente solo il rumore dell'hard disk.

 

 

[by Nicola http://www.bruscocartoons.com/]

 


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