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- Dunque, Watson, lei è del parere che l'autore di quel blog sia una persona un tantino confusa?
Voltai lo sguardo dallo schermo del monitor.
Holmes, avvolto nella sua consueta vestaglia da casa color grigio topo, era chino su di una provetta nel suo angolino dedicato agli esperimenti chimici.
- In nome del Cielo, Holmes, come ha fatto a indovinare a cosa stavo pensando? È proprio così, eppure non riesco assolutamente a capire come abbia fatto a intuirlo.
Holmes si voltò verso di me, con lo sguardo paziente del maestro che spiega all'allievo un concetto elementare.
- Vede, Watson, non è stato granché difficile ricostruire il suo percorso mentale, avendo il vantaggio di conoscere le sue abitudini di navigazione. Come lei sa, la facoltà di osservazione è per me una seconda natura, e pur concentrandomi sul mio esperimento chimico, percepivo quasi inconsciamente i suoi movimenti. In primo luogo, lei si è seduto al PC circa due ore fa. Per prima cosa, come fa ogni giorno da qualche settimana, è andato sul sito di bloomberg.com a controllare le quotazioni di quei titoli auriferi sud-africani sui quali Thurston le aveva proposto di investire. Seccato per aver dovuto attendere a lungo il caricamento della pagina - questa è un'ora di grande traffico sul
WEB - lei ha picchiettato impaziente con le dita sul mouse, gesto che ha attirato su di lei la mia attenzione. Dopodiché, ho sentito una serie di click in rapida successione, segno che stava navigando piuttosto nervosamente tra vari siti che non la interessavano
granché. Ad un tratto i click ripetuti sono cessati. Dato che tra le molteplici doti della padrona di casa, la signora Hudson, la rapidità nello sgomberare il tavolo dalle suppellettili della prima colazione non è compresa, ho potuto distintamente vedere, riflesso in quella caffettiera molto lucida, lo schermo del suo computer e la tonalità intensamente azzurrina ha attirato il mio sguardo. Il layout dello schermo risultava piuttosto confuso, e il colore non è fra i suoi preferiti, eppure lei si era soffermato su quella pagina: ciò rendeva evidente il fatto che erano stati i suoi contenuti ad attirarla. Il ronzio della rotella del mouse confermò la mia ipotesi, stava leggendo la pagina, sfogliandola lentamente. Alcune deduzioni secondarie vennero spontanee: l'autore della pagina in questione doveva essere piuttosto giovane, a giudicare dalla colorazione vivace che aveva scelto per il suo
template, e la natura della pagina in questione era con tutta probabilità una pagina personale o un blog, più probabilmente uno di questi ultimi. Un
clic secco, piuttosto stizzito, mi fece voltare lo sguardo per un attimo, e vidi distintamente che lei scuoteva la testa, fissando un punto dello schermo dove il carattere risultava leggermente più piccolo e scritto in corsivo.
Poiché conosco bene la sua sensibilità di medico della vecchia scuola per quanto riguarda le questioni di galateo, e so della sua
suscettibilità per tutto quanto concerne problemi di netiquette, immediatamente associai il suo gesto a una di quelle spiacevoli diatribe che spesso nascono su simili pagine tra l'autore e una delle persone che lasciano commenti più o meno opportuni, spesso approfittando del relativo anonimato che Internet consente. Il carattere diverso in quel punto dello schermo supportava tale deduzione; immediatamente lo associai a quello che viene automaticamente assegnato da un
template predefinito ai commenti lasciati dai visitatori di un blog, ciò che veniva a rafforzare le mie precedenti deduzioni. Quindi lei ha chiuso quella pagina e per quasi due ore ha navigato qua e là. Ad un tratto, si è alzato ed è andato alla mensola del caminetto, ha preso uno di quei foglietti di annotazioni che stanno lì, quelli infilzati con il temperino, ed è tornato al computer. Ho dedotto che volesse dare un'occhiata al sito di quel cantautore italiano, bravissimo suonatore di violino, poco noto qui da noi in Inghilterra, di cui le parlavo l'altro giorno, e del cui indirizzo, ricordavo, aveva preso nota su uno di quei foglietti. Ha ascoltato, a volume molto basso - ho apprezzato la sua cortesia, Watson - uno degli mp3 demo inclusi nel sito,
dopodiché, in capo a due o tre click del mouse, ho sentito distintamente uno sbuffo da parte sua, seguito da un
"ma guarda un po' come è piccola la Rete", mormorato a mezza voce. Un rapido sguardo alla mia fedele caffettiera mi ha consentito di riconoscere a prima vista il layout del forum di quel sito, che spesso ho frequentato con profitto - lei potrà rintracciarvi un mio breve intervento sulle differenti tecniche usate da quel geniale cantautore per registrare il suono di uno Stradivari e di un Amati. Il peculiare sbuffo indicava ironia e sarcasmo da parte sua; voltandomi, ho potuto leggere distintamente l'unico post scritto in inglese su una pagina quasi completamente in italiano: non poteva essere stato che quello ad attirare la sua attenzione,
giacché, come entrambi ben sappiamo, la sua conoscenza dell'italiano è alquanto approssimativa, mio caro Watson: il post in inglese suggeriva, con un tono alquanto sarcastico, antipatico specie per chi non comprenda perfettamente la nostra lingua, al webmaster del sito di aggiungere un pulsante in più nel menù principale. Immediatamente ho associato la sua reazione a quella che aveva avuta circa due ore prima e mi è balenata l'idea che potesse trattarsi della stessa persona. Se le cose stavano così, l'autore del post in inglese poteva essere o l'autore del blog, o l'anonimo commentatore; la lunga confidenza che vi è tra di noi, e la mia conoscenza del suo senso dell'umorismo, mi hanno fatto ritenere più probabile che si trattasse del primo caso. In effetti, pensando al
layout di quel blog, così scombinato, e ai colori di gusto alquanto discutibile, l'ironia di vedere ora quello stesso personaggio dare consigli in fatto di webdesign all'autore di quel sito, fatto peraltro benissimo, rendeva la sua reazione quasi ovvia. Così ho fatto la mia osservazione sul fatto che doveva trattarsi di un tipo piuttosto incoerente e confuso, e la sua reazione mi ha mostrato che avevo colto nel segno.
- Magnifico, Holmes.
- Elementare - rispose il mio amico.
[by: John Sebastian Moran, jr.
http://www.jsmoran.it (sito personale)
e http://www.unostudioinholmes.it (il sito dell'Associazione degli sherlockiani italiani).
NOTA: il presente stile è definito dagli sherlockiani come sherlockholmitos, in altre parole è un tours de force, una di quelle prove di deduzione quasi magiche, a partire da indizi microscopici, nei quali Holmes è maestro. L'autore ha imitato lo stile di Watson]
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