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L'idea di questo WEBcabolario, e cioè di un vocabolario dei new media fatto dai bambini, risale al 1996, quando
per la prima volta sono entrato in una scuola elementare per realizzare le mie prime interviste. Inizialmente volevo costruire un dizionario generico, ma si trattava di un esperimento, non sapevo di preciso a quali risultati sarei giunto.
Da quel lavoro è nato l'Umaniverso dei Bambini, pubblicato inizialmente in cd-rom (Linguaggio Globale, 1997) e poi in una
versione on-line.
Il risultato è andato al di là di ogni aspettativa. Il materiale raccolto, opportunamente selezionato, diviso in categorie e ipertestualizzato possedeva un'attrattiva difficilmente
riscontrabile, un potere quasi ipnotico: la lettura di una definizione portava a vederne poi almeno un'altra collegata, in un gioco di rimandi a cui non era facile sottrarsi.
Più difficile invece è stato fare capire al lettore cosa gli si proponesse.
Non esistevano infatti molti precedenti editoriali: il prodotto, proprio per la sua originalità, era di difficile collocazione negli scaffali dei
negozi; non era un dizionario, non era un prodotto per bambini, non era un gioco...
non si inseriva in una letteratura precedente.
L'esperimento era comunque riuscito. Quest'anno ho voluto continuare l'esperienza concentrandomi sull'individuazione e la definizione dei
new media. Ho così cominciato un nuovo ciclo di interviste, che tutt'ora stanno proseguendo.
L'idea è piaciuta molto a Laura Tettamanzi, art director del CWT Festival (Creativo WEB TV Festival della Triennale di Milano) con la quale ho dato vita a INTERNETLANDIA, un percorso didattico per bambini avvenuto durante la manifestazione. Le scolaresche che hanno partecipato erano chiamate a definire con disegni, scritti e racconti le parole legate a internet e ai new media. Questo gioco ha divertito tantissimo i bambini ed è stato per loro un momento di riflessione importante. Le premesse pedagogiche di questo aspetto sono state ispirate dalle teorie costruttiviste e dagli insegnamenti di autori come Jean Piaget, Seymour Papert, Alberto Manzi. In sintesi siamo partiti dal presupposto che l'apprendimento sia un atto di costruzione, di rappresentazione e di condivisione con gli altri e non una trasmissione di sapere e di nozioni dal maestro all'alunno.
Per la metodologia con cui sono stati raccolti i dati, rimandiamo alla prefazione de
L'umaniverso dei bambini. In sintesi abbiamo cercato di non influenzarli con i nostri pregiudizi di adulti, per cercare di coglierne la spontaneità,
tenendoli il più possibile al riparo anche dall'intervento delle maestre che per deformazione professionale tendono spesso a guidare e correggere più che ascoltare e intervistare.
Infine sono stato aiutato e supportato da un gruppo di insegnanti che fanno capo alla rete civica milanese, in particolare da
Loredana Gatta che ha riproposto il mio progetto in rete dalle pagine di
Scopri
il tesoro, ed è riuscita, grazie al NETD@YS, a dargli una dimensione internazionale. Tutt'ora stanno arrivando attraverso la rete centinaia e centinaia di disegni e contributi da bambini di scuola
elementare non soltanto italiani ma anche da altri paesi dell'Europa.
Quanto qui pubblichiamo è perciò una piccola parte di un materiale molto più ampio. Se il risultato di questo nuovo esperimento sia riuscito o meno, lo lascio giudicare al
lettore.
Mi limito soltanto a costatare che molte delle parole contenute in questo WEBcabolario sono molto tecniche e difficili, e credo che la maggior parte degli adulti non sarebbe riuscita a dare risposte o risposte così esaurienti, come invece sono riusciti a fare i bambini.
Questo è un elemento di riflessione importante.
Antonio Zoppetti
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