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Respirazione artificiale

 
A cosa serve

La respirazione artificiale serve per ossigenare artificialmente un infortunato che ha un arresto respiratorio, tipico per esempio nei casi di asfissia, annegamento, avvelenamento da farmaci, overdose e altro.
In questi casi i muscoli involontari che dilatano la gabbia toracica sono bloccati e l'infortunato non può ossigenare il sangue. In queste condizioni, dopo pochi minuti, anche l'attività del cuore si blocca. E' perciò necessario agire tempestivamente per ossigenare il sangue in modo artificiale.

Come si fa
La respirazione artificiale andrebbe praticata attraverso strumenti medicali come il pallone ambu e, per motivi di igiene e profilassi, è sconsigliabile praticare la respirazione bocca a bocca.
Tuttavia, poiché questa manovra può salvare la vita a una persona, in mancanza di strumenti spetta al soccorritore la decisione di come agire, in base alla propria coscienza.

Respirazione bocca a bocca. Distendere l'infortunato a pancia in su e procedere con il controllo della pervietà delle vie aeree e, se l'infortunato non ha traumi,  iperestendere la testa appoggiando una mano sotto la nuca e spingendo verso l'alto mentre contemporaneamente con l'altra mano si può esercitare una pressione sulla fronte verso il basso.
Chiudere con due dita il naso dell'infortunato per evitare che l'aria insufflata fuoriesca.
Dopo avere inspirato profondamente, far aderire le proprie labbra con quelle dell'infortunato (meglio dopo aver apposto un fazzoletto) e insufflare con forza. Quindi sollevare la testa e controllare che il torace si sollevi per poi abbassarsi immediatamente dopo.
Ripetere l'operazione, con un ritmo di 15-20 atti al minuto, fino a quando l'infortunato non riprende la respirazione autonoma o sino all'arrivo dei soccorsi.
Controllare periodicamente che l'infortunato non vada in arresto cardiaco.

Respirazione bocca a naso. Se l'infortunato presenta delle fratture alla mandibola o alla mascella, si può procedere come nel caso della respirazione bocca a bocca con la differenza che la bocca viene tenuta chiusa per evitare che fuoriesca l'aria insufflata, e le insufflazioni vanno fatte attraverso il naso.

Respirazione bocca a bocca naso. Nel caso l'infortunato sia un bambino piccolo, il soccorritore può aderire le proprie labbra sul viso del bambino effettuando le insufflazioni contemporaneamente attraverso la bocca e il naso dell'infortunato. In questo caso la quantità di aria insufflata e la forza dell'insufflazione devono essere ridotte.

Respirazione manuale di Nielsen. Se non è possibile la respirazione bocca a bocca si può tentare una respirazione manuale la cui efficacia è molto inferiore. Questa manovra è controindicata in caso di traumi o fratture agli arti superiori o alla colonna vertebrale.
Dopo aver steso l'infortunato a pancia in giù su un piano rigido, con la testa iperestesa e gli arti superiori piegati, il soccorritore, inginocchiato, posiziona le mani sulle scapole dell'infortunato, con le dita ben aperte e, sfruttando il peso del proprio corpo, esercita una compressione sulla schiena che serve a far espirare l'aria. Successivamente afferra i gomiti dell'infortunato tirandoli verso di sé per favorire l'allargamento della gabbia toracica e quindi l'inspirazione. L'operazione va ripetuta con un ritmo di 15 atti al minuto.

Respirazione manuale di Silvester. Se non è possibile la respirazione bocca a bocca si può tentare questa respirazione manuale la cui efficacia è molto inferiore. Questa manovra è controindicata in caso di traumi o fratture agli arti superiori o alla colonna vertebrale.
Dopo aver steso l'infortunato a pancia in su, su un piano rigido, con la testa iperestesa, il soccorritore, inginocchiato dietro la testa del paziente, dovrà afferrargli i polsi, incrociarli sull'addome, portarsi in avanti e, sfruttando il proprio peso, comprimere l'addome per produrre l'espirazione. A questo punto dovrà portarsi all'indietro sedendosi sui talloni e aprire le braccia dell'infortunato per allargare la gabbia toracica e produrre l'inspirazione.

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